RHYTON

Collezione di Rhyton greco-etruschi* dal web.

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*. La distinzione tra greco ed etrusco in questo come in altri casi è relativa ed irrilevante alla comprensione – dello humus culturale che soggiace allo stile, e – della effettiva e generale differenza tra le due civiltà.
Non ci sarebbe affatto da stupirsi se un giorno “venisse fuori” che la civiltà dalla quale l’etrusca maggiormente consegue vivesse prevalentemente nelle terre circostanti il Mar Egeo; mentre “magari” la greca fosse sulla scia di varie civiltà che l’hanno preceduta, con prevalenza di elementi culturali della dorica, “magari” perlopiù ivi immigrata da terre circostanti il Mar Adriatico, se non addirittura il Tirreno.
Probabilmente non sarà cosí, ma un bookmaker potrebbe dare l’eventualità che “venga fuori” questa tesi, favorita su molte altre, o “magari” su tutte.

Sia inteso qui il “magari” in tutta la sua potenza semantica e con l’atout dell’intraducibilità – dato il suo uso in esclusiva alla lingua italiana.

Per quanto inerisce al “venir fuori” si tenga conto dell’opposto, nel senso globale che questo verbo mantiene intatto – nell’inglese “out coming”, ancora più intenso che in italiano, e – nel tedesco “(r) aus kommen”. Senza tralasciare i sensi propri contestualmente al nostro testo, di “turn out” o “Es zeigen sich”.

Per questi ed altri motivi vi preghiamo di avvalervi della funzione “cerca immagine con google” per recuperare i dettagli didascalici alle immagini qui sopra. Grazie.

La figura del “bookmaker” non è un’astuzia letteraria, ma un’allegoria che collega l’immagine concettuale che ci si forma dal testo con la quotidianità del costume delle scommesse. Giochi che non devono essere per forza su eventi sportivi ma anche su eventi scientifici.

Presto le agenzie di scommesse accetteranno puntate sugli eventi evolutivi delle scoperte scientifiche. Immaginiamo di poter puntare su 1) quale scoperta ha fatto il vincitore del Nobel per la fisica del 2021?, oppure, 2) Woudhuizen, Briquel o Aura Jorro scriveranno la parola “Aitareia” nei loro testi pubblicati da qui a fine 2021?

L’ipotesi che i Tirreni vengano dalla Grecia e i Greci dalla Tirrenia, sarà “tirata fuori” prima del 2021, tra il 2022 e il 2024 o dopo il 2025?

Politica ed Archeologia

Qualsiasi disciplina scientifica, quando la si “frequenta” a fondo ci rivela nei suoi meandri degli attriti.
Queste “frizioni” passano inosservate agli esterni; appaiono come divergenze teoretiche a uno sguardo attento; ed essenzialmente si rivelano per il loro fondamento squisitamente politico.
È nella natura poietica delle cose il loro nascondersi, cosí come è nella loro natura genetica lo scontrarsi – il porsi una di fronte all’altra.
Eraclito lo chiama POLEMOS (ΠΟΛΈΜΟΣ) ed è lo scontro tra le molteplici unità. Questi eventi dello spirito del pianeta che si manifestano come singolarità, e che chiamiamo esseri umani, esseri viventi, elementi, individualità.
Questi effimeri processi di autoindividuazione che per un ramo della biologia moderna si chiamano “Sinergie di asservimento concertato ed univoco”.

(arriva un gruppo di visitatori)

Tra i contemporanei è certo il tedesco Haken quello che trova la definizione più accattivamente per questo processo “biopolitico” di vita già “di parte” fin dal suo fondamento (archeo-…).
Haken la chiama (in inglese) ENSLAVING PRINCIPLE, ed è il principio per qui le singolarità tendono ad intrupparsi in nome di un essere al quale appartenere e per il quale agire – esistere.

Un’operazione che può aiutarci molto a non cadere nella trappola della partigianeria metodologica è la DEPROGRAMMAZIONE NEUROLINGUISTICA. Questa tecnica consiste nell’assumere dapprima che: nell’inconscio noi si sia orientati a trovare quello che stiamo cercando; quindi ad attuare una autodecostruzione dei propri presupposti e preconcetti. In tal modo ci si rende dei ricercatori più efficaci, orientati verso una verità meno determinata dalla propria presenza e più vicina a valori assoluti – universali.

Questo non ci affrancherà completamente dalla “politicità” delke nostre tesi. Noi restiamo degli ZOOI POLITIKOI, insomma, degli esseri determinati dalla propria mortalità e dal loro essere individui determinati dal molteplice. Eppure, possiamo scegliere di abbandonarci a una visione politicizzata del mondo, anzi, dobbiamo farlo.

Ma per favore, lasciamo fuori la Scienza (quella senza le tre “i” di Crozza/Zichichi) da questi miseri giochetti.

La fondazione di Marciana, o le Origini degli Etruschi, o la Lingua dei Pelasgi; non possono essere argomenti di POLEMICHE. La molteplicità del pensiero politico non appartiene ai gradi più nobili dello spirito.

È laggiù che va cercata la verità alla solita domanda “trinitaria” :
Da dove veniamo
Chi siamo
Dove vogliamo andare.
Nel nostro spirito più profondo – la nostra anima prepolitica. Una.

LA MEMORIA FAMILIARE

LA MEMORIA FAMILIARE

(inno)

Del Sol la Stagione

Senza grandi caldi

Trentacinquanni

Da Campo all’aja

Ai Bagni Pancaldi.

Asterix s’avventurò

Come ad oggi Filottéte

Cólla sua divin forza

L’arco e la freccia

Il pharmakon di Panoramix

E quello del veleno d’Eracle

Su dente di serpente

O di punta scoccata

Hyakhomos a Meth Lanum

Massalia ad Italos

E al Re d’Italia l’Urbe

Roma tutta quanta

Imperium, vendemmia

Disseminazione

Sal, Sac, Sale, Sacro

Santo, gene gentile

Emporie Emporion Alalia

Æthalia Nobilitas, Nobis

Apatrui, Apac, Apa,

Una, Uni, Pythia, Üder.

Leggerò l’ultimo libro della Nussbaum?

Non so se leggerò l’ultimo libro della Nussbaum. Non so se ho voglia di leggere un autore vivo. Forse non ancora, forse non più.

Si legge nella descrizione in inglese che l’idea di “cittadino del mondo” nasce dal cinico Diogene (proprio quello di Lubrano) che alla domanda “chi sei, da dove vieni?” rispose “sono un cittadino del mondo, un essere generato”. A me fa venire a mente un’altra serie di risposte “filosofiche” alla stessa domanda. Tra queste mi piace ricordare quella della prima volta in cui si è sentita pronunciare la parola “FILOSOFIA”. Fu proprio alla stessa domanda rivolta a Diogene che Pitagora rispose allo straniero che glielo aveva chiesto: “Siamo filo-sofi”. Forse P. avrebbe potuto rispondere “Siamo Greci”. Oppure P. non ha inteso dire che erano “amici della sapienza” ma piuttosto “amici dei Sapienti”. Come a dire che pur non essendo all’altezza dei Sapienti (soprattutto quelli dell’Età del Bronzo, prima ancora che i famosi 7 Sapienti del VII secolo) si occupavano anch’essi di Sapienza.
Io voglio leggercela tutta questa sottile sapiente umiltà nelle parole di Pitagora. Conoscendolo, mi pare proprio che questa debba essere stata una risposta umile come un “servus” tedesco o un “ciao” veneziano.
Rileggendo ora l’affermazione di Diogene, ci accorgiamo che rispondere “cittadino del mondo” a uno sconosciuto che ti si presenta e ti chiede “chi sei”, è un’estremo gesto di apertura nell’incontro. Questa risposta “cinica” dice essenzialmente che “da dovunque tu venga e chiunque tu sia io sono dei tuoi e tu sei dei miei”, “io sono uguale a te”. Ad una ulteriore rilettura analitica si capisce che l’uguaglianza a sua volta è la “coappartenenza allo stesso pianeta”. Legge molto bene la questione Nussbaum nel suo ultimo libro, imbarcando sull’arca dell’ideale anche altri animali e vegetali. Per come la vedo io, anche lei come gli altri, ha lasciato fuori minerali, pietre, acqua, atmosfera, aria, energia, luce, fuoco.
Per l’autrice, il Pensiero suggerisce che la personalità morale è completa, e completamente bella, senza alcun aiuto esterno, mentre la Materia insiste che le esigenze fondamentali devono essere soddisfatte se si vuole che le persone realizzino pienamente la loro dignità intrinseca.
Poi si chiede cose molto attuali, forse troppo. La filosofia si lacera se resta ingarbugliata nelle anguste stanze del Presente. Parla della rovina delle menti, attraverso la diffusione globale del desiderio materiale che schiaccia lo spirito; le minori opportunità sociali delle persone con disabilità fisiche e cognitive (o sarebbe meglio dire “soccombenti nelle dialettiche psichiatrocratiche”); le convinzioni contrastanti di una società pluralistica e la sfida della migrazione di massa e dei richiedenti asilo. Si chiede Nussbaum rivolgendosi essenzialmente “ai suoi”, agli “americani” : quali principi politici dovremmo sostenere? Nussbaum in fin dei conti rivela la sola unica ricetta originale ed originaria.
L’Uomo è soltanto una formazione estemporanea di componenti il corpo celeste chiamato TERRA. Tutto il Pensiero torna su se stesso, alla riscoperta di questa Verità Primordiale, in un’azione che Heidegger ha chiamato Pensiero Rammemorante, e che oggi, con Hitler abbondantemente alle spalle e storicizzato, potremmo chiamare Pensiero Dimentico.
Un Pensiero che si spoglia di tutto quanto gli è accaduto da quando cominciò a dimenticarsi di questa Verità Originaria. ΓΗ

12 agosto. A Pompei scoperto il tesoro di un artista delle pietre che furono preziose.

Una serie di piccoli capolavori colorati. Una bigiotteria- diremmo oggi. E sbaglieremmo a chiamarla cosí. L’artista lavora pietre preziose, molte delle quali oggi non sono più preziose, ma un paio di millenni fa dovevano esserlo eccome.

Sembrerebbe proprio una bottega artigianale, una residenza d’artista, quella che oggi il web ha dichiarato invece essere la collezione di amuleti di una strega.

Il solito facile accanimento contro i morti, i nostri morti. Non si fa attenzione all’anima. Il nostro produttore di pietre lavorate, uomo o donna che fosse, se poniamo il caso che fosse un artista, un commerciante, o tutte e due le cose, oggi è un’anima. Per come doveva vedere le cose ai suoi tempi, oggi è un’anima ricongiunta al grande circolo, molto più potente di quanto qualunque mago o fattucchiera possa esserlo stato in vita.

Sembra ahimé tremendamente diffuso il principio di non contraddittorietà. Un innocente chiama fattucchiera un grande artista della pietra, altri innocenti diffondono la parola. Alla fine questa storia della fattucchiera cancellerá per sempre dalla memoria l’artista, e la sua anima non avrá davvero più nulla da dirci. L’ultima cordicella che la teneva attaccata al suo vecchio pianeta la potremmo aver spezzata noi con un inconsapevole mancanza di rispetto.

Questa era la storia dell’artista delle pietre che furono preziose. Che solo il nostro rispetto e l’onore della sua memoria lo terrà lieve ancora in orbita centrata sulla terra. Su di noi.

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“Lieve, è Perdersi in fondo all’Immobile”

(G. L. D. Feat. MK)

Lo spirito di S. Lorenzo e l’arte della Memoria

Lo spirito di San Lorenzo e l’arte della memoria. #Plebem 10081553-2019
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Lo Spirito di San Lorenzo è arrivato. La rappresentazione di Riccardo e i ritratti dei convenuti come sacre icone a decine hanno decorato di luce le pareti della chiesa. Quei volti macchiati a sindone sui teli appesi ad asciugare evocavano d’inchiostro il sangue. Il sangue dei nostri antenati, di quelli deportati sui “barconi” a migliaia sulle coste dell’Africa, e lì venduti come schiavi. Il sangue dei nostri plurisnonni che fuggiti sulle vette dal Maolo al Giove, da lassù vedevano distrutta per sempre la loro identità, il loro campanile. E non ultimo il sangue delle radici, l’eone omerico-junghiano, la nostra anima liquida, memoria di acqua, aria, terra e fuoco.Crollato il campanile, sono venuti giù tutti assieme gli altri campanili. Nella magia di un tetto fantasma fatto di fili, Riccardo ci ha indicato il cielo stellato sopra le nostre teste, e invitato a percepire le tracce di quella copertura crollata in un restauro immaginifico.
Marcianesi, pucinchi e marinesi, fuor di campanile, in una dimensione simbolica, riuniti in un’unica comunità.Ecco la comunità della solidarietà e dell’accoglienza. Quella stessa che quel tragico 10 agosto 1553, accolse come compaesani gli sfollati “sallaurentini de Marcina”. Accolse i suoi uomini, le madri e i figli, gli anziani e i dieci preti, come fossero tutti della stessa razza, quella di questa terra senza confini, isola di profonde e remote connessioni, luogo di passaggio obbligato.Un messaggio dalla diocesi di Massa Marittima loda le pregevoli iniziative di memoria, onore e preghiera, che hanno segnato la Giornata di San Lorenzo de Marcina. Nello stesso messaggio la Diocesi si augura di riuscire a trovare ulteriori informazioni d’archivio e se possibile almeno il nome del pievano o di un altro membro di quella comunità scomparsa 466 anni or sono.La presenza del Sindaco fa ben sperare per il futuro della pieve, per la sua messa in valore, per il suo giusto posto nella storia e nelle guide. L’augurio è che il luogo venga tenuto sempre in condizioni dignitose per essere visitato e corredato di pannelli che raccontino a tutti della sua meravigliosa storia. E che l’anno prossimo, vi si realizzino altri eventi, anche in altre giornate, magari con la presenza dei sindaci di Grassera, Latrani, Luceri, Montemarciale, San Biagio e San Benedetto di Pedemonte, Giove; simbolicamente riuniti qui a quello di San Lorenzo de Marcina, ad onorare la memoria di quelle parrocchie e quelle comunità, che rase al suolo 5 secoli fa, continueranno a vivere nella nostra memoria, come globuli del nostro sangue.

AITHALIA VS ALALIA (parte 2)

Le ceramiche del Museo di Marciana parlano chiaro. Attorno all’anno 1000 avanti Cristo una cultura commerciale ed artistica abita tanto le vette delle montagne elbane quanto la regione del fiume Po. Sí, certo, stiamo parlando proprio della cosiddetta cultura “villanoviana” in perfetto stile “Grotta di San Giovanni” a Bologna.

Non stiamo necessariamente parlando di un unico popolo, certo sappiamo che – genti egee e dei dintorni eurasiatici, pochi secoli prima bazzicarono tanto l’Arcipelago Toscano quanto le foci del Po; ma questo non implica che si definiscano tutti indistintamente “greci”.

Sulla parola “greco” bisognerebbe aprire una lunga parentesi. Qui ricorderemo soltanto che essa viene dal latino graecus che a sua volta viene dall’etrusco CREICE. E poi brevemente accenniamo al fatto che la lingua etrusca non può essere più giovane di quella greca classica. Piuttosto coeva, se non addirittura antecedente, – perlomeno in terra egea, – al cosiddetto miceneo o lineare b.

Questo indizio ci deve far prendere in considerazione due ipotesi:

Ipotesi di Libeccio.

L’ipotesi scherzosamente definita di Libeccio, prevede che i Liguri, e nel loro piccolo i Corsi, e nel loro ancora più piccolo gli Elbani (Ilvates?) si siano spostati in direzione NE.

Ipotesi di Grecale.

L’ipotesi prevede che i popoli del Po siano scesi verso SO.

Comunque siano andate le cose restano al momento inconfutate le tesi che i Castelli Patrizi di Procchio, San Martino e Volterraio (?) siano stati fondati o “migliorati” dopo il 540 a. C. a seguito di un parziale o totale spopolamento delle vette del massiccio del Capanne, del costone che attraversa Colle Reciso e di quello di Cima del Monte.

Gli Elbani e chi stava all’Elba probabilmente traslocarono dai 400 metri sopra il mare in zone dai 400 metri in giù.

La stessa “arcaica” necropoli di Poggio (sotto il Palazzo dove nacque Oreste del Buono) sembra attestare attraverso una coppa ionica B2-3 (recuperata da Adembri e studiata da Maggiani) il suo incipit nella stessa seconda metà del VI secolo a. C.

Non ci pare azzardato accostare questi elementi antropologici a quelli archeologici e studiarli con il confronto anche della letteratura classica.

Gli storici antichi parlano poco della Battaglia di Alalia. E quando ne parlano non descrivono i luoghi depredati o attaccati dai foceensi prima del 540 a. C. E neanche parlano in verità di un periodo di tempo, ma solo si soffermano sull’episodio dello scontro navale.

Ma non ci si scanna a quella maniera. I famosi sensi di colpa dei ceretani dopo Alalia divennero internazionali. Erano talmente affranti dall’aver trucidato tutta quella gente che i propri templi non bastarono a saziare la loro sete di perdono. Ci volle Delphi e chissà quanti doni, oltre a dei meeting di atletica annuali dedicati alla memoria di quei morti (nemici per un giorno).

Certo che se ci avvalessimo di un po’ di buona psicologia, potremmo facilmente capire che chi prova un senso di colpa collettivo cosí forte di certo non ha ucciso per divertimento. La provocazione deve essere stata altrettanto forte. Se non sapete già tutto di Alalia consigliamo di leggere Michel Gras, che in un delizioso saggio elenca tutte le citazioni di storici greci, copti, latini, tra i quali uno ricorda i comportamenti due volte violenti dei foceensi.

Prima, nel 600 a. C. circa, quando sbarcarono alle Bocche del Rodano e fondarono una città in mezzo ai fenici (che allontanarono, certo non con le buone maniere) e a celti, etruschi e liguri che in quelle zone commerciavano e su di esse avevano sancito un Patto Internazionale. Poi, l’altra fondazione, quella di Alalia, sul Canale di Corsica e d’Elba, proprio in faccia a Pianosa e Scoglio d’Africa, come a voler campare di facile pirateria attaccando navi e borghi.

Non vogliamo certo perdonare i ceretani per quelle nefandezze. Ma li perdoniamo per la cura con la quale hanno chiesto perdono e soprattutto conservato memoria e riservato onore, al loro nemico di sempre.

AITHALIA VS ALALIA (Parte 1)

La Battaglia di Alalia del 540aC circa, fu una sorta di guerra mondiale ante litteram. Forse il conflitto più sconvolgente per gli equilibri geopolitici di tutto il Mediterraneo.

Sappiamo che i (greci anatolici) foceensi dopo aver fondato una città colonia sulla costa orientale della Corsica, razziavano villaggi etruschi e fenici. Questo fece perdere il controllo del canale di Corsica e costrinse fenici ed etruschi alleati a una dichiarazione di guerra.

La “città del Giove”, – grosso insediamento che copriva la zona montana dell’Elba occidentale sin almeno dall’età del bronzo,- presenta agli archeologi una chiara decrescita demografica, se non addirittura un abbandono improvviso proprio verso la seconda metà del VI secolo.

Questa mia teoria, che racconto ai visitatori del museo, è ben più di un’ipotesi. Essa risulta corroborata dal discorso fatto di recente anche da veri archeologi, che hanno a grandi linee abbracciato questa tesi.

In questo periodo pare scoppiata ovunque la Alalia-mania. Oggi un articolo su un sito regionale molto interessante.

Capirete come ci si sente nel vedere una mappa che rappresenta il Mediterraneo dell’epoca, in un bell’articolo dal titolo “La Battaglia di Alalia”, dove l’Elba non è neanche disegnata.

Il ruolo dell’Elba deve essere stato fondamentale, sia per l’importantissima funzione di snodo stradale del mare tra nord e sud del mondo, sia per il ferro, che proprio allora conosceva il suo pieno splendore.

Anche a proposito del ferro, bisogna chiarire che il ferro dell’Elba veniva trasportato in mezzo mondo, e che forse furono Pythecusa (Ischia), Pyrgi, Gravisca, Vada (Cecina) e Pisa, le destinazioni più gettonate fino al V secolo.

L’Elba risulta chiaramente essere stata un territorio federale, certo non una provincia della sola Volterra o Populonia, come si è banalmente creduto in passato.

Le rotte ed il ferro non potevano essere un affare di una sola città. Se non proprio federale nell’insieme, l’isola era come è attestato popolata da nobiltà dal nord al sud dell’Etruria, i suoi legami con tutto il mondo etrusco (e greco e fenicio), dall’Etruria Padana a quella Campana e forse Narbonense*, sono evidenziati da ceramiche, iscrizioni e relitti, testimoni ininterrotti dall’epoca della distruzione di Hattusa, Ugarit, Micene e Troia, fino al tramonto del III secolo.

Cupeš da Castiglion di San Martino è un campano, si sospetta un’origine da Cuma, o forse da Ischia.

Le ceramiche delle vette del Capanne e di Colle Reciso sono protoetrusco padane.

Nei dintorni del Monte Giove reperti forse da Cerveteri e certamente da Vulci (pittore delle code intrecciate).

Il castello dei Corona e Spurinna, a Procchio, chiaramente tarquiniese.

La moneta volterrana, guarda caso dalla zona del Volterraio.

La famiglia dei Larth Petruš sepolti dietro Portus Longus (oggi Porto Azzurro e/o Marina di Capoliveri), provenienti da Belsedere, tra Murlo, Cortona e Perugia.

Un’isola fulcro delle rotte intercontinentali tra Asia, Africa ed Europa. Una fonte di ferro inesauribile. Il cuore nevralgico dell’Etruria Marina.

Gemella di Lemno, per forma geografica simile, per Efesto, per il soprannome di “Schioppettante e Fumosa”, per la centralità nelle navigazioni antiche.

Diamo il posto giusto alle cose. La storia non può essere scritta solo dove c’è ricchezza, potere e politica. Chi ama davvero la storia, ama la sua VERITÀ.

IL SUCCESSO VUOTO

L’IMPERO DEL NULLA

Cerchiamo il limite che separa la fantasia dalla realtà. Abbiamo zummato cosí tanto da “questo” lato che la fantasia si è ridotta ad universo anarchico. Vale tutto e il contrario di tutto. Leggiamo libri di fantasia, guardiamo film di fantasia, sembrerebbe piacerci davvero la fantasia.Ma non è cosí. Tutto questo mondo spazzatura di fiction scritte o in tv, studiate per fare quattrini e per distrarre la gente dalle cose importanti. Ecco il punto. Abbiamo ridotto la fantasia a una distrazione, la realtà materialista e utilitaria a sola cosa che conta.Ci hanno insegnato a distinguere il serio (materiale) dal faceto (fantastico). Ci siamo materializzati e allontanati dal mondo della fantasia.
Abbiamo perduto quel mondo senza materia, ridotto a una specie di sostanza psicotropa per la nostra distrazione. Perdendo quel mondo, abbiamo perso anche i mostri, i fantasmi, gli spiriti. Abbiamo rinunciato allo Spirito, perduto il senso del fantastico e del divino, come di cose che contano davvero. Cose importanti. Cose alle quali dedicarsi principalmente, ed usare il lavoro e il denaro solo come mezzi per arrivare a questo, piuttosto che l’attuale contrario.Senza spirito. Senza pensiero. Le nostre menti sono rimaste vuote. Le occupano indifferenziatamente i rifiuti prodotti dal “mainstream”. Il non pensiero Diffuso, dove “cosa fa un politico, l’ultimo modello di telefonino, la macchina più grossa” sono tutto quello che ci distrae da ciò che è davvero importante.È un mondo di calcolo utilitario (e stressante) che ogni tanto si concede una pausa nella quale non pensare a niente.Persino la cultura, gli antichi saperi, le filosofie orientali, oramai sono “mainstream”. Prodotti in vendita. Prodotti che non offrono l’illuminazione dello spirito, la paradisiaca dimensione del pensiero. No. Offrono svago, relax, distrazione, o peggio ancora, SUCCESSO.È il successo del vuoto.________________________
nella foto due immagini di affreschi dalle tombe etrusche di Sarteano – cortesia di amici fb