Coalizioni mediterranee e collasso sistemico nel XIII–XII sec. a.C.
Etnonimi, crisi cerealicola e centralità padano-tirrenica nella documentazione egizia e vicino-orientale
La presente ricerca nasce dalla consapevolezza che la storiografia tradizionale sul collasso del Tardo Bronzo nel Mediterraneo orientale ha privilegiato un paradigma centrato sull’Egeo e sul Levante, considerando l’Italia protostorica periferica e marginale rispetto agli eventi documentati nelle fonti egizie e levantine. Il nostro approccio intende correggere questo sbilanciamento, integrando dati archeologici, epigrafici e paleoclimatici per restituire all’area padano-tirrenica un ruolo strutturale nella dinamica mediterranea del XIII–XII sec. a.C. Siamo consapevoli della complessità e dei limiti inerenti all’identificazione degli etnonimi egizi Trš, Šrdn, Šklš, Plšt e Rkw con contesti occidentali: la nostra lettura non pretende di stabilire corrispondenze etniche univoche, ma propone una rilettura interpretativa che considera questi gruppi come segmenti di coalizioni militari e sociali interregionali la cui mobilità fu innescata da processi di crisi sistemica simultanei in Europa e nel Levante. In tal senso l’argomento si basa su un principio di simultaneità cronologica e interdipendenza sistemica, piuttosto che su una relazione causale lineare tradizionale. L’integrazione di fonti egizie, documentazione vicino-orientale, evidenze archeologiche italiane e studi paleoclimatici consente di formulare una prospettiva multipolare in cui il collasso delle Terramare, la diaspora verso l’Italia centro-tirrenica e l’emergere della koinè protovillanoviana non sono fenomeni isolati, ma componenti di un sistema mediterraneo interconnesso economicamente, metallurgicamente e demograficamente.
Con questo studio proponiamo dunque una riformulazione teorica del fenomeno convenzionalmente definito “Popoli del Mare”, interpretandolo come manifestazione di un collasso sistemico multipolare che investì simultaneamente il Mediterraneo orientale e centro-occidentale. L’argomentazione assume quale fulcro esplicativo la dinamica padano-tirrenica, e in particolare il collasso del sistema delle Terramare e la successiva ristrutturazione etrusca o protovillanoviana, considerandoli non eventi regionali isolati ma uno dei motori strutturali delle coalizioni guerrigliere attestate nelle fonti egizie ramessidi. Attraverso un’analisi integrata dei dati, sosteniamo che gli etnonimi Trš (Teresh), Šrdn (Shardana), Šklš (Shekelesh), Plšt (Peleset) e Rkw (Lukka) riflettano una convergenza coalizionale generata dalla simultanea crisi delle economie cerealicole levantine e della macro-regione padano-tirrenica. Le principali attestazioni egizie si trovano nelle iscrizioni regie di Merenptah e Ramses III: nella cosiddetta “Grande Iscrizione di Karnak” e nella Stele di Merenptah (anno 5, ca. 1209–1208 a.C.) il termine egizio nꜣ ḫꜣs.wt n pꜣ ym designa le “terre straniere del mare” e include elenchi di genti associate sia agli invasori marittimi che agli alleati libici. Nella più ampia iscrizione di Medinet Habu di Ramses III (ca. 1178 a.C.), l’elenco si amplia e viene inserito in una narrazione di attacco combinato, dove “gli stranieri concepirono una cospirazione nelle loro isole” e “nessun paese poteva resistergli”, descrivendo movimenti che non erano semplici scorrerie, ma migrazioni armate terrestri e marittime. Parallelamente, la documentazione cuneiforme di Ugarit (KTU) include lettere drammatiche che riflettono crisi economiche e carenze di cereali proprio alla fine del XIII secolo a.C.; testi come RS 94.2002+2003 documentano richieste disperate di grano da Ugarit verso Hatti ed Egitto, mentre RS 18.038 e RS 26.158 testimoniano l’incapacità di movimentare derrate alimentari in un Levante attanagliato dalla fame.
Se si considera la cronologia, emerge un elemento decisivo: proprio negli stessi decenni in cui l’Egitto registra l’urto delle coalizioni marittime e Ugarit crolla sotto la carestia, nell’Italia settentrionale si verifica il collasso generalizzato del sistema delle Terramare. Tra XV e XIII sec. a.C., la pianura padana centro-orientale era occupata da un fitto reticolo di insediamenti arginati e pianificati, caratterizzati da agricoltura intensiva, gestione complessa delle acque e produzione metallurgica specializzata. Come evidenziato da Andrea Cardarelli, l’elevata densità demografica (con oltre 200 insediamenti) e la complessità organizzativa rendevano questo sistema uno dei più avanzati dell’Europa protostorica, ma anche uno dei più rigidi. L’abbandono quasi totale dei siti tra 1200 e 1150 a.C. indica una frattura strutturale di vasta portata: non una semplice crisi, ma un tracollo sistemico che lasciò la fertile pianura emiliana sostanzialmente spopolata per secoli. Il collasso terramaricolo non può essere interpretato come fenomeno periferico, poiché comportò una riallocazione demografica significativa. Il vuoto demografico padano, che coinvolse decine di migliaia di individui, innescò una diaspora massiccia verso l’Italia centro-tirrenica e meridionale, confermata archeologicamente dalla diffusione repentina di elementi di cultura materiale di tipo padano — quali le anse cornute e le tecniche di lavorazione del corno di cervo — nelle Marche, in Romagna e in Etruria.
Cardarelli suggerisce un’affascinante convergenza con le fonti storiografiche: questo fenomeno migratorio potrebbe aver seguito le modalità rituali del ver sacrum ricordate da Dionigi di Alicarnasso per i Pelasgi, costretti da carestie e sedizioni a disperdersi. La fase protovillanoviana mostra infatti una forte omogeneità culturale tra area padana residua, Etruria e Campania, suggerendo la continuità di una macro-regione estesa dalla valle del Po al basso Tirreno. Tale continuità fornisce il contesto entro cui rileggere l’etnonimo Trš attestato nelle iscrizioni egizie: l’accostamento ai Tyrsenoi (Tirreni/Etruschi) non deve essere inteso come semplice retroproiezione, ma come riflesso di un’etichetta etnica occidentale i cui portatori erano segmenti di popolazioni padano-tirreniche sradicate dal crollo del sistema agricolo e spinte alla mobilità militare nel Mediterraneo. Le analisi paleoclimatiche condotte da David Kaniewski e Mauro Cremaschi hanno evidenziato un prolungato episodio di aridità tra XIII e XII sec. a.C. che agì come fattore moltiplicatore su sistemi agricoli intensivi: il sistema delle Terramare, fondato su un delicato equilibrio idro-agrario, risultava particolarmente vulnerabile, analogamente alle economie palaziali levantine dipendenti dai surplus redistribuiti.
Ne consegue che le coalizioni marittime documentate in Egitto non rappresentano l’origine del collasso, ma la sua manifestazione militare terminale. La sequenza causale va invertita: la simultanea crisi delle infrastrutture produttive occidentali (Terramare) e orientali genera mobilità demografica e militare; tale mobilità si coagula in coalizioni; l’Egitto registra l’impatto finale di un processo sistemico già avviato. In questo quadro, la dinamica padano-tirrenica è strutturale: il collasso delle Terramare costituisce uno degli epicentri della ristrutturazione mediterranea, contribuendo alla formazione delle entità che le fonti egizie identificano come Popoli del Mare. Riconoscere la centralità padano-tirrenica significa superare una lettura esclusivamente orientale della fine del Tardo Bronzo e restituire all’Italia protostorica un ruolo decisivo nella genesi dell’assetto mediterraneo dell’Età del Ferro.
Bibliografia
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