2015, Scienziati giocano col CoViD SARS-CoV2

L’emergere del coronavirus della sindrome respiratoria acuta grave (SARS-CoV) e della sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS)-CoV sottolinea la minaccia di eventi di trasmissione tra specie che portano a focolai negli esseri umani. Qui esaminiamo il potenziale di malattia di un virus simile alla SARS, SHC014-CoV, che sta attualmente circolando nelle popolazioni cinesi di pipistrelli a ferro di cavallo1. Utilizzando il sistema di genetica inversa SARS-CoV2, abbiamo generato e caratterizzato un virus chimerico che esprime il picco del coronavirus di pipistrello SHC014 in una spina dorsale SARS-CoV adattata al topo. I risultati indicano che i virus del gruppo 2b che codificano per il picco SHC014 in una spina dorsale di tipo selvaggio possono utilizzare in modo efficiente più ortologhi dell’enzima di conversione dell’angiotensina umana II (ACE2) del recettore SARS, replicarsi in modo efficiente nelle cellule primarie delle vie aeree umane e ottenere titoli in vitro equivalenti all’epidemia ceppi di SARS-CoV. Inoltre, esperimenti in vivo dimostrano la replicazione del virus chimerico nel polmone del topo con una patogenesi notevole. La valutazione delle modalità immunoterapiche e profilattiche disponibili basate sulla SARS ha rivelato una scarsa efficacia; sia l’anticorpo monoclonale che gli approcci vaccinali non sono riusciti a neutralizzare e proteggere dall’infezione da CoV utilizzando la nuova proteina spike. Sulla base di questi risultati, abbiamo sintetizzato nuovamente un virus ricombinante SHC014 infettivo a lunghezza intera e abbiamo dimostrato una robusta replicazione virale sia in vitro che in vivo. Il nostro lavoro suggerisce un potenziale rischio di riemergere di SARS-CoV dai virus attualmente in circolazione nelle popolazioni di pipistrelli.

Tradotto da:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4797993/#!po=1.19048

La notizia passò su TG3 Leonardo:

La Venere del Garda

Un’analisi sulle dimensioni dei grani degli altri campioni ha rivelato che i campioni di Venere erano statisticamente indistinguibili dai campioni provenienti da una località del nord Italia vicino al Lago di Garda. Questo è notevole perché significa che Venere (o almeno il suo materiale) iniziò un viaggio dal sud delle Alpi al Danubio a nord delle Alpi.

“La gente nel Gravettiano – la cultura degli strumenti del tempo – cercava e abitava luoghi favorevoli. Quando il clima o la situazione delle prede cambiavano, si spostavano, preferibilmente lungo i fiumi”, spiega Gerhard Weber.

Uno dei due possibili percorsi da sud a nord porterebbe intorno alle Alpi e nella pianura pannonica ed è stato descritto in simulazioni da altri ricercatori alcuni anni fa. L’altro modo per arrivare dal Lago di Garda alla Wachau sarebbe attraverso le Alpi.

Non è chiaro se ciò fosse possibile più di 30.000 anni fa a causa del deterioramento climatico iniziato in quel momento. Una variante alquanto improbabile se già in quel momento ci fossero stati ghiacciai continui. Il sentiero lungo 730 km lungo l’Adige, l’Inn e il Danubio è sempre al di sotto dei 1.000 metri sul livello del mare, ad eccezione dei 35 chilometri del Lago di Resia.

Possibile ma meno probabile collegamento con l’Ucraina orientale

Le statistiche indicano chiaramente nel nord Italia l’origine dell’oolite di Venere. Tuttavia, c’è un altro luogo interessante per l’origine della roccia. Si trova nell’Ucraina orientale, a più di 1.600 chilometri in linea d’aria da Willendorf.

I campioni lì non si adattano chiaramente come quelli italiani, ma meglio di tutti gli altri nel campione. Un collegamento interessante qui: le figure di Venere sono state trovate nella vicina Russia meridionale, che sono un po’ più giovani, ma sembrano molto simili alla Venere trovata in Austria. I risultati genetici mostrano anche che le persone nell’Europa centrale e orientale erano collegate tra loro in questo momento.

Tradotto da:

La tradizione della «Passio sancti Agapeti martyris»

Chi è stato veramente s. Agapito? Un martire di Praeneste. Tutto il resto che si presume di sapere sull’Agapito storico è il retaggio della ricca tradizione letteraria medievale, scritta in latino e parzialmente nota agli studiosi di cose prenestine ma mai sottoposta a strutturali indagini filologiche. Un simile approccio ha ridotto le Passioni di s. […]

La tradizione della «Passio sancti Agapeti martyris»

PER GLI SQUADERNATI

PER GLI SQUADERNATI (E GLI INEDITI) 

– La scrittura è una gran puttana.

Poi prese la moka e la versó in una tazza inglese, ne caddero poche gocce, ed era freddo.

– È una gran puttana in vetrina. Che se chiude le tende diventa solipsista o, nel migliore dei casi, esoterica e mistica.

– La scrittura mostra il suo corpo nudo come offesa e provocazione. Non come la voce, che non si rivela, a meno che non se ne faccia una questione della sua relativa fisiognomica. La voce puó anche arrivare dal buio, scaturire dalla tenebra senza faccia. La scrittura invece insiste, persiste, dura, e non arriva se non mostrandosi. La scrittura è impudica essenza.

– E tu cosa stai scrivendo, se ci riesci, ad essere scrittore senza essere pappone?

– Della morte non proprio. Già la morte quasi si mostra, si affaccia un attimo alla vita. La morte poi rimane, nella scia del lutto e schiume di ricordi, perché la morte è sempre altrui. Dello spirito piuttosto.

– Che parola complicata, complessa, proprio davvero ingarbugliata. Una di quelle parole che ci richiamano alla loro etimologia per chiederci di essere dimenticate. Il respiro. L’essenza impercettibile della vita. Il ritmo dell’identità, che scandisce i tempi della crescita e dell’individuazione. I tempi dell’assoluzione, nei suoi due sensi identici di ció che assolve e scioglie rendendo assolto e assoluto. Lo spirito assoluto, sciolto, slegato dalla costrizione dello scritto fenomenico. Lo spirito puro, senza puttane, il respiro immediato senza puttanate. Tutto il vero che non c’è.

– Impresentabile… 

– Già, tutto ció che non si fa mai presente, il Grande Assente. 

– Dio, il remoto, l’esotico, l’antico, il preistorico, il futuro, il fantascientifico, il distopico, l’ucronico. 

– Oppure, i divini, remoti esotici ed antichi. I divini futuri, utopici ed acronici. I sempiterni. 

– I non iscrivibili. I non iscritti. Tutti quelli che non sono soci eppure entrano. I clandestini, gli stranieri, estranei, strani ed alieni. I non etichettati. I vini buoni, ma buoni davvero, fatti a mano, o coi piedi, senza nomi. I non mai battezzati.

– Gli irriducibili.

(10.02.22)

La verità in scrittura

Tu che stai leggendo immagina. Questo testo è magico. Queste lettere che stai leggendo sono vive. Fermati, chiudi gli occhi senza perdere il segno. Ora che gli hai riaperti sappi che quella voce interiore che te li ha fatti riaprire era la mia. Non c’era scritto di riaprire gli occhi dopo circa due secondi, e anche se ci fosse stato scritto non avresti potuto leggerlo perché in quel mentre avevi gli occhi chiusi.

Allora come si spiega che io non ti sto vedendo e che pure so benissimo che ora mi stai leggendo e che hai riaperto gli occhi seppur il testo ti avesse “detto” di chiuderli?

Questo testo è vivo. Ha una voce. Una voce che ti sta parlando al di là della tua voce interiore che mentalmente legge quanto vi è scritto. Ci sono cose in questo testo che restano invisibili, scientificamente inesistenti, e che pure parlano. Parlano oltre lo scritto, e non solo. Sono proprio queste cose non dette, non scritte, le più importanti. Sono proprio tutte quelle cose che sono all’opera qui in via subliminale la funzione essenziale di questo testo.

Nel messaggio, quello che passa, non è la forma né la forma del contenuto, ma ciò che non si mostra eppure arriva dritto al punto.

Ora fai un respiro profondo. Ti prego, prendimi sul serio: FA’ UN RESPIRO PROFONDO. Ora continua fare un respiro profondo per ogni volta che il tuo cuore batte. Aiutati mettendo la mano sinistra sul tuo petto e cerca di percepire distintamente il tuo cuore batte. Ad ogni tre battiti che starai contando sotto voce inspira e dopo altri tre espira. Se non ti riesce sul petto sentiti il polso. Fallo contando fino a ventisette e poi continua a leggere il prossimo paragrafo.

Ventotto. Ventinove. Trenta. Inspira. Trentuno. Trentadue. Trentatre. Espira.

La verità in scrittura.

Involuzione al futuro: 𝐿𝑒𝑖 𝑙𝑜 𝑓𝑎𝑐𝑒𝑣𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑒𝑑𝑢𝑐𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒

Il sesso si faceva senza gerarchie. Nella fusione armonica tra classi e razze.

Un mito racconta di come una Nobil Donna fosse disposta anche a dare il corpo e togliersi la vita pur di salvare la sua COLF.

Domestico stesso era un concetto che si esprimeva con lo stesso termine che si usava per indicare un membro della famiglia- uno di famiglia.

Esterofili ed ospitali al massimo, gli Etruschi condividevano mensa, musica e giaciglio coi loro ospiti e coi loro servi.

Gli etruschi erano tutti half-gay – mezzi finocchi, come si dice dalle nostre parti. Il fatto che tutti lo fossero comportava certamente l’inutilità e l’inesistenza stessa del concetto.

Non serviva loro un acronimo L G B T Q I A A+ in quanto la normalità era queer.

Dopo Bocca di Rosa – nella scala evolutiva – c’è la Donna Etrusca. Lei lo faceva per educazione.

Sulla complessità della risposta

L’illusione dell’io disegna una rete sociale di linee rette che collegano puntini. Ad ogni fatto corrisponde un soggetto. Si mistifica la prima persona singolare, la si carica di responsabilità dirette che la trasfigurano in una maschera di colpa.

Detto questo è facile nella rivoluzione gnostica della visione del mondo assumere che quella trama era riduzionismo di comodo con lo scopo d’imbrigliare una realtà più cruda e complessa dove il caos delle sue dinamiche finisce per affrancare ciascuno non solo dalla colpevolezza ma persino dalla consistenza di una qualche soggettività.

La cancellazione dell’artificio della responsabilità diretta si rivela un altrettanto totalitario rendiconto finale che chiude ogni prospettiva di differenza in quanto non fa che ribaltare il peccato originale con lo scagionamento sistematico perseverando in un paradigma comunque senza differenze.

Probabilmente il contratto sociale e il sistema delle leggi per quanto fallaci e biforcuti continuano ad avere ragion d’essere proprio perché soli garantiscono la possibilità di distinguere. Nella distinzione si innesca il motore della dialettica, si mette la cera e si toglie la cera, è in gioco il bianco col nero, il bene col male.

Su più livelli deve muoversi il pensiero. Paradigmi anche opposti e contraddittori debbono applicarsi con on/off accendendosi a turno nel pragmatismo dell’evenienza. In questa contingenza dei saperi multistrato la necessità del loro metaparadigma ad intermittenza. Bisogna essere capaci di pensare tutto e il contrario di tutto, aspettarsi l’inatteso.

Alla Madre dei Futuri Presenti.

Ciao Madre. Ti sorprende che io ti scriva, lo so. Non ci sono scuse per la mia antipatia. Non pretendo che tu voglia perdonarmi neanche se ti avessi confessato che la mia cattiveria con te è stata solo un goffo e coatto tentativo di mettere in atto una presuntuosa terapia idrolitica.

Chi mai sono io per dare lezioni di vita a te, Madre?

Cos’altro sono se non una triste collezione d’errori e perseveranza?

Oggi è per dirti Madre, che quello che hai fatto non ha niente di banale per me, come forse potresti credere. Hai fatto una cosa divina – tu hai dato alla luce, tu demiurga.

Oggi è per dirti grazie. Grazie per aver dato l’essere al futuro. Seppur collaterale, l’evento odierno è simbolico per tutta l’umanità di una salus (salvezza/salute) dal e del Presente.

Grazie Dea.

L’Amore è senza puntini.

Forse la verità ci sfugge solo perché la cerchiamo nei modi e nei posti sbagliati. Si vede bene da come la invochiamo, dalle domande sempre infarcite di totem e tabù. Appare chiaro, sempre più chiaro. Continuiamo a fare domande viziate dalla sintassi di un freno e un acceleratore. Senza misura l’autentico singhiozza e lascia col respiro corto. Mentiamo a noi stessi – non io o te, o un altro. Mentiamo tutti tutti. Non mentiamo su una cosa, non abbiamo un solo segreto. Noi siamo bugie di carne, menzogne ambulanti. Si badi bene: non sono bugie dalle quali liberarci, sono essenziali, costitutive del nostro essere. Noi mentiamo quindi siamo. Mentirum ergo sumus.

Eppure sentiamo l’amore degli altri, quella che Newton chiamava forza di gravità. La forza dei corpi, che non è volontà di potenza tout court, piuttosto, è trasporto all’abbraccio, esistere per potersi amare.