AL TEMPO DEGLI DEI

Ho tradotto dal greco, con molta fatica, questo brano. L’ho estrapolato da un racconto più lungo, che avrei voluto riproporre per intero, ma che alla fine ho desistito dal completare.

PRIMA DI HERMES

Le cose peggiorarono a seguito del terrorismo biologico. Il fratello di tua nonna perse il lavoro. Per qualche mese guidò pullman vuoti, poi l’azienda di trasporti venne privatizzata e l’anno dopo fallì e chiuse. Non si scoprì mai chi avesse rilasciato quel virus preso dai pipistrelli e modificato nei laboratori di biologia militare. Tua bisnonna diceva che la colpa non poteva essere dei pipistrelli, ma spesso discutevano in maniera così accesa che un vecchio che passava dalla strada poté sentire parola per parola lei prendersela coi russi e i cinesi e lui con gli americani e gli inglesi. La conversazione finiva con lui che alzava a tutto volume la musica, coprendo i Sisters of Mercy che cantavano Empire Down con un rabbioso o sarcastico “E allora Batman?”. Lei si chiudeva in bagno e tentava di annegarsi addormentandosi nell’acqua bollente, ma puntualmente si svegliava alla prima sorsata. La gente non prese subito coscienza di quello che stava accadendo, anche se alcune sparute voci già ammonivano che non sarebbe bastato sconfiggere il virus, che avrebbe fatto più morti la crisi che ne sarebbe seguita. Il fratello di tua nonna cominciò a sentire la fame. Milioni di persone al mondo, come lui. L’occidente divenne una terra di povertà come il resto del pianeta. I criminali attaccavano i supermercati presidiati da squadre di militari pagati dalle grandi corporation. Furono costruite migliaia di ospedali psichiatrici. In realtà erano delle prigioni con trattamenti farmacologici obbligatori e ogni sorta di sperimentazione. La carne umana non valeva più niente. L’anima l’avevano perduta da tempo. La popolazione della terra passò da dieci miliardi a settecento milioni in meno di cinque anni. Poi atterrò Hermes, e iniziò il nuovo mondo. Ricominciammo a scrivere sulla pietra, perché era una cosa che l’uomo non faceva più da secoli. E anche i templi agli Dei che ora vedi, mica c’erano. La gente non credeva più in niente. Leggevano solo libri di finzione, o addirittura li guardavano su uno specchio che chiamavano schermo. Si erano completamente distaccati dalla realtà dello spirito. I riti e le cerimonie religiose venivano svolte da piccole comunità di monoteisti inconsapevoli. Ritenevano l’amore talmente scandaloso che vietarono di farlo vedere in pubblico, mentre le immagini dell’odio, della morte e della violenza erano all’ordine del giorno. Sui loro specchi elettronici potevi vedere un uomo sparare in testa a un altro, mentre era vietato far vedere quello stesso uomo nudo. Alcuni sparuti individui illuminati sapevano che era la fine dell’antropocene, ma non venivano ascoltati da nessuno, o peggio presi per matti visionari. Era un mondo completamente fasullo, basato sul doppio gioco, la gente agiva in un modo sempre diverso dalla verità del proprio scopo. Pensa che la moneta era la cosa più importante. Dopo la moneta veniva il successo. Erano davvero strani, materialisti. Non credevano nella verità dello spirito, che non solo ignoravano, ma addirittura arrivavano a negare con tutte le loro forze. Tutti vittime di questo sentimento ignobile, persino quelli del mono-dio. Pare che le donne mettessero in vetrina i loro corpi, ma non per venderli davvero, ma per finta, solo per farsi guardare, e misuravano il loro successo con una cosa buffissima che chiamavano “i mi piace”. Ma l’assurdità più grande era che venivano governati da uomini che in realtà non avevano né la virtù né la forza di decidere, ma a loro volta venivano indirizzati nelle loro scelte da comandi supremi. Comandi che non arrivavano da qualche nobile re, né da qualche essere divino, bensì da un’entità fittizia che chiamavano “poteri forti”. Bruciavano ogni risorsa della terra. Stavano quasi per uccidere il pianeta, e non si fermarono neanche quando lo videro agonizzante. Non si è mai scoperto il responsabile di quell’attacco biologico che diede il via alla fine di quell’epoca. Almeno non chi fosse l’umano così illuminato da capire che era il momento. Qualcuno ha pensato a Gates, un produttore di specchi. Altri hanno pensato a Page e Brin, produttori di riflessi. Fatto sta che anche quel genio in fondo era solo uno strumento nelle mani degli Dei. Il resto è storia.

 

Di nuovo sulla Risacca

Avere la virtù di vivere conformemente. Più o meno cosí riportano i manuali e i libri di testo nelle nostre scuole alla voce aretê (άρετή).

Ma vita e conformismo finiscono in questo modo per ridursi al “nostro” modo di vivere e di intendere l’essere conformi.

Aretê è invece la virtù dello homologoumenôs zein. Essere animati (ζειν) dallo stesso paradigma di pensiero (λόγος).

Per i greci essere animati significa prima di tutto essere spiriti incarnati, anime che prendono corpo, elementi divini nella dimensione terrena.

Essere animati, ovvero essere viventi; che in greco non si dice in maniera additiva ma, per sottrazione, essere mortali. Coloro che sono vivi si definiscono i mortali, in contrapposizione ai morti e ai mai stati vivi, che sono dunque immortali, o divini.

La virtù sta quindi nell’essere mortali animati dallo stesso modo di pensare. E fin qui ancora sembra un appiattimento. Da questa virtù, in tal modo, resterebbero fuori le menti brillanti e geniali, e non solo i pazzi e gli idioti.

Ma questo stesso modo di pensare non è un’opzione tra le tante tra le quali scegliere. È piuttosto il solo modo di pensare, quell’unico modo di pensare per davvero, che si distingue da tutti gli altri modi che si autoconsiderano pensieri ma in verità non hanno la dignità per questa definizione.

Il lógos (λόγος) infatti non è una modalità tra le tante possibili, ma è la sola modalità autentica, quella che se conosciuta avvicina all’immortalità. Pensare non è una cosa da tutti alla quale ci si trova omologati, ma un obbiettivo, un télos (τέλος).

Pensare è mettersi a distanza da se stessi (cfr. Kant citato da Arendt) e dall’essere viventi, nel pensare la vita come tappa di un eterno viaggio celeste. La vita come pit stop dell’anima in circuito (ψυχοδρομα), stazione del pellegrinaggio dello spirito.

Vivere confermemente agli altri significa vivere nello stesso spirito. E non c’è, in ultima istanza, uno spirito da scegliere tra tante modalità. Non ci sono modalità spirituali; c’è da scegliere se 1) vivere la vita come se fosse tutta quanta la verità che abbiamo, versus 2) vivere nella consapevolezza che la condizione carnale, il corpo fisico, passa, mentre l’anima resta.

La fisicità è una forma transitoria. L’anima prende corpo (effimero) nel concepimento e l’anima molla il corpo nella morte.

Essere crudeli per ragioni materiali legate alla nostra condizione fisica non ha alcun senso. Non c’è niente di buono nel positivismo. La plastica, il motore meccanico, l’elettronica, ci porteranno qualcosa in dono che ci servirà anche quando non saremo più qui ? La risposta va ribaltata una seconda volta. Dobbiamo imparare a pensare e riportare le nostre scoperte a funzionare come strumenti per migliorare le condizioni dello spirito; e non diventarne schiavi.

Questa è la mia lettera di oggi. I greci e Heidegger sembrano qui cosí vicini a voi, al sapere che avete trovato in India. È il mio modo per dirvi con parole occidentali che anche nelle nostre radici europee il pensiero autentico c’è già da sempre. Lo spirito purtroppo a volte s’inviluppa e finisce nascosto nelle pieghe delle sue stesse onde. Il lógos non si mostra, ma c’è, nella risacca, e come un surfista a un certo punto sorte fuori.

Q

uesto è il pensiero di mezzo, che ho creato per me e per voi. Il pensiero della risacca, cosí l’ho chiamato. Dove per andare avanti bisogna muoversi di lato. Dove tra noi e il cielo soverchia l’oceano con tutta la sua forza. Dove il tempo passa come l’onda, tornando su se stesso. Dove quel che conta rimane nascosto.

________2020.03.10 ©AMDP

Evento annullato

LA PRINCIPESSA DEL CASALE

Anche a Piombino si è fermato il tempo. Le persone non invecchiano più. Respirano piano. Il loro metabolismo è fortemente rallentato. Si esce poco a fare la spesa.

Dalla finestra Piombino è una strisciolina che si staglia dritta sulla linea dell’orizzonte. Anche l’orizzonte non passa più. Eppure si vedono le navi, chissà quanta gente che viene e che va.

Piombino dalla finestra

Piombino è la fine della storia. Quando la principessa si sveglia, o viene liberata. È la fine del mondo che separa tutto quello che succede in terra dal mare. Una sintesi celeste. Infedele alla linea, la città si mischia al sale del mare, i vapori nell’aria, la polvere della terra.

Ogni giorno si alza e la prima cosa che crede di vedere è Piombino. Il ponte sull’altro mondo. Ma lui non guarda Piombino, guarda se si vede Piombino. Se si vedono le due torri dietro il riflesso del mare del golfo.

Il mondo è rimandato a settembre, come lui quella volta in latino. Sí, è incredibile oggi anche solo tentare di immaginarlo. E non c’è niente di più complesso da immaginare della realtà. Il mondo è posticipato, con un parolone lui la chiama ΕΠΟΧΉ, ma è solo una pausa assoluta. Il mondo si è messo in stand-by. Non c’è nessuno che pensa a quanto inquinamento in meno possa portare il mondo che si è fermato.

In quell’oggi si vede Piombino. Il sole non ha fatto salire i vapori del mattino. Oggi la linea è chiara, c’è un mare, un cielo e una città nel mezzo.

La principessa non sorride mai. Non mangia mele e va a ballare in una normale discoteca. Non c’è nessuna mezzanotte, nessuno alla ricerca della scarpa perduta.

Ogni giorno è una favola nuova. E oggi é la notte delle streghe imbalsamate. Il tempo non passa più. Tutti fermi. Uno, due, tre, stella!

Oggi che si vede Piombino il desiderio di uscire dal suo castello ha ripreso vita. Il re è stanco. A che serve essere re se il tuo regno confina con la strada… Questo solo lui lo sa.

Il mondo si è fermato a Piombino. Una nave bianca lascia una scia increspata sul mare piatto e intenso. Blu come il destino. Il tempo si è fermato. Evento cancellato.

Si gira nella tomba Martin, il suo vecchio professore. L’Evento è cancellato. Ereignis ist aufgehoben.

La principessa del casale non si vede dal suo qui. Il suo ora è vuoto, gli pare di non esserci più. È il Danichtsein.

Ereignis ist aufgehoben.

Dell’Armonia Ancestrale

I nativi d’America non hanno una marcata distinzione tra individuo e gruppo, né tra corpo e spirito.

Le loro pratiche uniscono la danza, il canto e le erbe.

I loro riti mirano a ricostituire il legame armonico tra l’uno e il tutto, e tra la materia e lo spirito.

Essi non guariscono la persona malata come se questa fosse un soggetto distinto e separato dal resto. Il rito coinvolge tutta la società, le persone che vivono insieme. Tutti cantano, danzano e consumano le erbe mediche.

Medicina e magia non sono due discipline. Per i nativi d’America non esistono in quanto distinte. Esiste un’unica disciplina, nella quale si tratta l’individuo e il gruppo insieme, il corpo e l’anima insieme. La base della loro scienza è l’armonia.

Questa loro verità ci rimanda all’Occidente precristiano. A quel mondo in cui musica, poesia, vino, erbe e riti, agivano insieme come rifornimento di energie vitali tanto per il singolo quanto per la città.

§§§

Oggi, affrontare la malattia, non puó più essere un’azione unilaterale rivolta dall’autorità sanitaria al singolo. La cura, oggi, per come è strutturata, non funziona. Ci si deve chiedere perché, e per farlo non c’è niente di meglio che cominciare da uno studio comparato di tutte le scienze mediche remote, le discipline in uso nel non qui ed ora.

Ci si accorge presto come queste separazioni irriducibili – tra corpo e anima, materia e spirito, medicina e magia, scienza e religione, e soprattutto tra uno e molteplice, individuo e società, – siano dei deficit di sintesi dialettica.

Non stiamo parlando di quella dialettica hegeliana dei suoi interpreti moderni. Stiamo parlando al contrario di una dialettica dove la sintesi non è soli il prodotto di una posizione risolta attraverso la propria negazione, ma anche l’origine di ció che si pone e si nega. Una dialettica circolare, o anacronica.

Il divino (da non confondere con Dio, ma inteso in senso pre-/post- monoteistico) si mostra attraverso questa dinamica senza capo né coda, senza precedenza di uova o galline.

Il divino né magico né medico, né religioso né scientifico. Il divino vero e proprio, in sé e per sé già da sempre e per sempre al tempo stesso fuori di sé e per il resto da sé.

Ci si dovrebbe rimettere all’evidenza di una verità più antica e più remota. Una verità che si è manifestata sotto forme diverse, ma sempre la stessa verità di una stessa armonia di fondo. Una coesione universale che vige tanto nei nativi panamericani, quanto negli antichi occidentali e orientali. Un sapere perduto, che è stato negato, in nome di un positivismo dimentico di ogni sintesi archetipica.

#Zusammengehörigkeit #ΣΦΑΙΡΟΣ #EtruscaDisciplina

Il pesce gorano e il cielo dell’Australia

Un istante delle ore meridiane di un giorno di fine novembre di ventiquattro anni fa.

Angelo era appena uscito da casa di suo cugino Antonio. Il cielo era tremendamente azzurro e con grossi nuvoloni bianchi abbaglianti per la luce del sole che densamente riflettevano.

Guardó in alto e poi il cielo lontano in giro completo sopra tutto l’orizzonte. Non aveva mai visto un cielo cosí grande. Nel Queensland tutto era afflitto dall’enormità, perfino le formiche.

L’enormità è quando la stessa identica cosa si manifesta in maniera smisurata rispetto al canone che per essa avevamo stabilito.

Di fronte all’evento della sproporzione Angelo provó tutta l’intensità della umana condizione di finitezza nell’esperienza di uno stato emotivo ancestrale. La meraviglia lo riempí di sé.

Delicate sono le dinamiche delle emozioni. Delicata la gestione delle loro transazioni. Tutto è cosí complesso che certi fenomeni superano il bordo della comfort zone straripando fuori dalla sicurezza. Paradossalmente sono proprio le regole scritte per salvarci le responsabili delle nostre inondazioni emotive.

Il canone è l’unica risorsa che abbiamo di fronte al mondo. Esso è la rete epistemologica grazie alla quale esistiamo. La nostra stessa essenza, non si riduce mai a pura ontologia ma implica già da sempre questo vincolo cognitivo.

Angelo poteva solo darsi delle regole sulle quali costruire la propria visione del mondo. Eppure quelle stesse regole fondamentali sarebbero dovute essere costitutivamente flessibili al punto di saper rinunciare a se stesse quando la fenomenologia non corrisponde loro. Un cielo troppo grande per essere vero.

Angelo capí che la virtù non stava nella robustezza delle proprie regole ma piuttosto nella capacità di sapervi rinunciare continuamente. La realtà le eccede sempre di nuovo. Serve una prima regola: le regole sono eccezionali, le eccezioni sono regolari.

Come difendersi dall’effluvio che ci sovrasta se la meraviglia è troppa per la forza delle nostre emozioni?

Angelo imparó la rinuncia preventiva. A volte bisogna saper rimunciare alle emozioni, quando queste sono visibilmente troppo grandi per l’ingegneria gestionale della nostra persona.

Cosí, quando la ragazza per la quale ci si è presi u a cotta sta passando sotto casa, invece di correrle incontro per dichiararle la propria passione, ci si chiude in silenzio dentro casa abbassando il volume della radio, o alzandolo a palla, che poi è la stessa cosa.

Atherina Boyeri (Latterino)

Un gorano. Il gorano è il pesce latterino (Atherina) in gergo marinaresco elbano (fig. 1). Con il termine si indica anche nel gergo locale una persona priva di sentimenti, uno chiuso-in o centrato-su se stesso, che in fondo in fondo non gliene frega niente di nessuno, non si prende cura delle amicizie.

In certi casi il “gorano” potrebbe essere peró un soggetto opposto, ovvero una persona ipersensensibile, troppo esposta agli effetti collaterali delle emozioni forti. Cosí, per la cultura popolare, apparirebbero come tutt’uno due personalità estremamente in opposizione. Da un lato quello che è totalmente privo di sentimenti, quindi con una sfera emotiva inferiore a quella del tuo animale domestico. Dall’altro lato quello cosí ipersensibile da essere costretto a chiudere le porte dell’anima perché essa non venga devastata dalla superficialità, l’ignoranza, la maleducazione e la mancanza di rispetto. Agli occhi del “enantiogorano”, o nel cuore dell’iperemotivo, che dir vogliate, le persone comuni e la norma emotiva della maggioranza, comparate al suo proprio canone, appaiono come deficitarie e pericolose.

Gorano. Vocabolario Marinaresco Elbano di M. Cortelazzo

Angelo non è un gorano. Ha solo criteri diversi di conoscere e giudicare il mondo. Non è un insensibile, ma uno talmente sensibile ed empatico che a volte scappa da chi gli manifesta affetto/disprezzo, perché l’emozione potrebbe essergli letale.

Non s’era mai visto un cielo cosí grande. Pensó tra sé e sé in quel meriggio australe di ventiquattro anni or sono.

Amore e Morte

In fondo è il mantello di Zeus il nostro mondo. Siamo intessuti nelle sue trame… brame… reame.

Nello specchio del dio ci ergiamo a treddí. Non giorni ma dimensioni. Come pippolini sul panno, suoi adombramenti escretori.

Come Zeus. Vorresti disseminare del tuo ego il mondo, avere figli in ogni luogo e da ciascuna madre.

E non è per poesia che copi un dio. Non è vaneggiamento del sé esposto, ma inconscio collettivo, assoluta trama, briglia globale.

Alzi la mano chi non vorrebbe essere figlio suo. Un semidio pronto per la perfezione in entrambe le cose: amore e morte.

STARGATE. Del Neurone Specchio

Recentemente si è scoperta nella corteccia frontale del cervello umano una classe di neuroni detti “del neurone specchio” (MIRROR NEURON’S, acronimati in ‘MNs’). Essi sarebbero una sorta di “Stargate”, come un’antenna ricetrasmittente con le attività neurobiochimiche ed energetiche in genere – sia con l’interno del cervello al quale appartengono che con l’esterno. In questa classe di neuroni, – in un certo senso, del quale la modalità ancora non abbiamo ben chiara, – avvengono le transazioni telepatiche e tutto quello che chiamiamo nella sfera percettiva coi nomi di “feeling, empatia, sintonia, capirsi al volo”.

Essi sarebbero dunque la componente fisica di qualcosa di simile a quella rete che Jung chiamava “Inconscio Collettivo”. “Collettivo” in quanto esule dalla proprietà individuale e di essa intersezione eterogenea con l’improprio e l’inappropriato; Comproprietà Intellettuale. “Inconscio” proprio per quanto detto nel paragrafo precedente; la cui modalità ontologica ci sfugge e non si lascia comprendere.

Andiamo a cercarla in ciò che resta del suo passato, nelle pagine ingiallite della sua preistoria. E lo facciamo cominciando dalla lingua, che per prima ci si offre innanzi, come scienza della parola. Qui la parola a un certo punto nel tempo diventa NEURO SPECULUM.

Tratto biancastro su carne rossa. Il νεῦρον èun tratto archetipico dello spirito assoluto legato all’elemento acqua. Tratto ρ verso l’origine  dello spirito ε dell’acqua ν .

Speculumspectus, s-pectus; ab-s-pectus, aspetto di ciò che sta di fronte, volto, visione, riflesso.

La purezza del bianco; il movimento verso la radice; l’acqua come spirito, la stessa ν del νόος .

La visione dell’altro nella quale si nasconde la trama dello stesso. Lo specchio di bronzo di Creta e l’Etruria. La Riflessione Greco-hegeliana. L’Introspezione.

Lo specchio, in quanto trait d’union, neurone, ponte del pensiero, Stargate.

La Biblioteca Sacra

Anche le vostre strategie quotidiane possono cambiare ed avvalersi dei vantaggi procurati dalla Filosofia Delle Scienze Antiche Applicata. Nelle relazioni interpersonali, nel sociale e sul lavoro, grazie alle lezioni di Angelo.

Per seguire i corsi candidarsi via email allegando CV prolisso e lunga lettera di presentazione a angelomazzeidipoggio@gmail.com

Le lezioni a numero chiuso, tre classi di tre partecipanti, si terranno il martedì e il giovedì dal 21 marzo al 21 giugno dalle 10:00 alle 13:00

Un corso intero dura 8 sessioni, al termine delle quali verrà fornito un certificato con attestato di frequenza e valutazione finale espressa in n/60.

Il costo è irrisorio. Ma la disciplina, il rigore e la dedizione si esigono.

Mettere in oggetto:

RICHIESTA PER LEZIONI DI FILOSOFIA DELLE SCIENZE ANTICHE

………………………………………………Note sul Neurone Specchio

Etymology

From Proto-Indo-European *snḗh₁wr̥. Cognate with Latin nervus (English nerve), Sanskrit स्नावन् (snā́van, “tendon, muscle, sinew”), Old Armenian նեարդ (neard), and Avestan (snāvarə).

Pronunciation

  • IPA(key): /nêu̯.ron/ → /ˈne.βron/ → /ˈne.vron/

Noun

νεῦρον • (neûron) n (genitive νεύρου); second declension

  1. sinew, tendon
  2. cord, of a slingshot, bowstring
  3. strength, vigor
  4. plant fiber
  5. nerve
  6. penis

Declension

show ▼Second declension of τὸνεῦρον; τοῦνεύρου (Attic)

Synonyms

  • νευρά (neurá)

Derived terms

  • νεύρινος (neúrinos)
  • νευροειδής (neuroeidḗs)

Descendants

  • → English: neuro-, neuron
  • → French: neuro-
  • Greek: νεύρο (névro)
  • → Russian: нейро́н (nejrón)

Le straordinarie statue di Pontremoli

Lunigiane, liguri, sarde, etrusche… Ma da dove vengono le statue di Pontremoli in Lunigiana? La risposta forse è di una semplicità disarmante: dalla Lunigiana.

E così quelli che le hanno realizzate erano i lunigiani di quei tempi, e nessun altro. Che poi i lunigiani allora fossero più vicini ai liguri (non i liguri moderni, ma quelli del II millennio) ha a che fare con la datazione di queste opere d’arte preistoriche.

Nel sito ufficiale del Museo si legge che le statue (divise in 4 gruppi, A,B,C e D) appartengono ad un’epoca compresa tra il 3400 e il 2000 avanti Cristo (quindi precedenti la cultura ligure), tranne quelle del gruppo delle stelle iscritte, che vengono datate tra il 600 e il 500 a.C. (Late Ligurian, se il termine fosse in uso)

Le statue sono molte di più, qui ci limitiamo a mostrarvene tre, che come evincerete se avete appena un’infarinatura di storia dell’arte, sembrano appartenere ad un unico stile, una cultura, un’epoca. Eppure, quelle alla foto 1 (N44 Canossa) e alla foto 2 (N17 Moncigoli) sono state datate 3400-2000 a.C. , mentre quella alla foto 3 (N48 Bigliolo) al 600-500 a.C., oltre 2000 anni dopo.

Un motivo c’è. L’ultima statua riporta un’iscrizione incisa sul suo lato destro del petto, come è il caso di altre due state anch’esse per questa ragione datate alla stessa epoca. Potrebbe essere stati fatti un errore banale e un errore complesso.

L’errore banale

Se sulla statua c’è una scritta in un alfabeto (italico¹) datato per quel che ne sappiamo al VI secolo, ne consegue che la statua sia anch’essa dello stesso periodo. Non è così, a meno che non si siano provate tali conclusioni attraverso qualche avanzata tecnologia di rilievo che abbia dimostrato la contemporaneità (tramite radiocarbonio o altri metodi) della scultura rispetto all’iscrizione. Ad un approccio antropologico appare invece evidente che le statue appartengano tutte alla stessa epoca – e che questa epoca, per la loro forte somiglianza tecnica e stilistico-simbolica con alcune opere da altre località (soprattutto dalla Sardegna), sia quella piuttosto ampia compresa tra IV e III millennio avanti Cristo. La statua potrebbe per ipotesi essere stata vittima circa 2000 anni dopo la sua realizzazione di un improvvisato archeologo del VI secolo a.C. che vi avrebbe poi iscritto o fatto iscrivere sopra il testo. Pensare, invece, che queste statue siano state realizzate, con lo stesso stile e nella stessa area, a 2000 anni di distanza una dall’altra ci pare un’idea davvero troppo spinta.

L’errore complesso

Ad un livello di analisi ulteriore si apre la possibilità di un errore complesso. Complesso perché spiegare nello spazio di un articolo tutti i dubbi che nutriamo sul momento e il luogo in cui l’alfabeto² è passato dai fenici agli altri, e stabilire inoltre se questi altri siano stati prima i greci, o gli etruschi, oppure altri popoli minori del mondo compreso tra Egeo, Adriatico e Tirreno, non è un’impresa proponibile qui. La conclusione dell’ignoto (a chi scrive) archeologo che ha datato l’iscrizione al 600-500 a.C. è stata tratta prendendo per buone le teorie che considerano l’alfabeto essere stato trasmesso dapprima ai greci (intendendo gli ellenici) che poi attraverso un viaggio che muoveva da Euboea (la grande isola a nord-est di Atene) attraverso il Peloponneso fino ad Ischia e la Campania, dove si incontravano con gli etruschi, lo avrebbero portato verso nord e regalato ai popoli italici. Peccato che ci siano molte cose che non tornano. La prima è che la più antica iscrizione alfabetica (fenicio a parte) non proviene dalla Grecia, ma da Roma (Gabii, Osteria dell’Osa, circa 775 a.C.). La seconda è che questa antichissima iscrizione non è in greco, e neanche in etrusco, ma in una lingua italica, forse latino o sabino (la scritta è EULIN). La terza è che la prima iscrizione dichiaratamente greca non proviene neanch’essa dalla Grecia. La quarta è che questa iscrizione greca, pur provenendo dalla Campania, precederebbe la colonizzazione ellenica di qualche decennio.

Le tre statue iscritte riportano rispettivamente tre testi che potrebbero essere letti come MEZUNE MUNIUS (statua di Zignago; mezu nemunius per Lejeune ET Li 1.3), VEZARU APUIS (statua di Filetto; uvezaruapus per Maggiani ET Li 1.5) e VE METUVIS (statua di Bigliolo – foto 3 qui sotto; vemetuvis per Maggiani ET Li 1.6). Sono catalogate nel corpus delle iscrizioni etrusche come etrusche vel celtiche, semplicemente perché a nessuno verrebbe in mente di creare ex novo la categoria “lunigiane” e parrebbe un azzardo comunque anche solo definirle “liguri”. Resta il fatto che non sono comprensibili né comparabili ad altre etrusche o celtiche e diventa impossibile darne un’interpretazione se non offrire una serie di ipotesi assai poco probabili.

Statue stele, dette anche statue menhir, sono state trovate in Languedoc (Occitania), in Sardegna e nel Caucaso, dove tra il 3600 e il 2400 avanti Cristo David W. Anthony ha identificato l’importante cultura Yamnaya e Maria Gimbutas ha fatto esservi il fulcro della sua Teoria Kurgan. Allora i cosiddetti Liguri sarebbero arrivati dalle steppe scendendo dal Maghreb e attraversando lo stretto di Gibilterra per arrivare fino in Corsica, Sardegna e Italia, attorno al 3400-2800 avanti Cristo? E queste statue stele sarebbero il loro segno più distintivo? Chissà. Certo è che quella che chiamiamo preistoria e periodo neolitico in Europa corrisponde all’esplosione della ricchezza, l’architettura e la scrittura in Mesopotamia e in Egitto, e l’Europa non era da esse così lontana come si è portati a credere.

 


1. italico – l’insieme di tutti quei distinti popoli, con culture e lingue proprie, che abitarono l’Italia preromana, indipendenti o sotto i dominî di etruschi, greci, o celti/galli
2. alfabeto – si intende un sistema di scrittura composto di vocali e consonanti, che si avvale di 16/30 lettere. Da distinguere dai sistemi lineari, sillabici, ideografici, geroglifici, ecc.

Museo delle Statue Stele Lunigianesi

Castello del Piagnaro – Pontremoli
Tel. 0187.831439 – info@statuestele.org.

Orari di apertura:

01 Ottobre – 31 maggio
orario continuato 09.30 – 17.30 – tutti i giorni

01 giugno – 30 Settembre
orario continuato 10.00 – 18.30 – tutti i giorni

01 agosto – 31 agosto
orario continuato 10.00 – 19.30 – tutti i giorni

TRACCE

Tra l’indice e il pollice sta la penna tozza,
Come un coltello sicura.
Non s’ode più dal palazzo stridere
Il ferro di mio padre
Che faceva nel muro una traccia
E i calcinacci cadere.

Tace la pietra e immobile la polvere
Che siamo, affannati respiri
Di un vento maggiore.

Ho visto forassiti sparire
Nascoste da mestolate di cemento a schiaffo
Tra forati antichi
Come le mie radici di dove sono nato.

Tra l’indice e il pollice
Ansima ora la penna
E il mio destino traccia
Sui muri del grande respiro.

Porta la corrente ovunque
Con fili volanti e malcelati
Che la trama tessono
Dell’etterna storia.

Cementate le radici
Come le Orme progressive
Definiscono lo pneuma
Scolpito tra i silenzi.

__________________________

(liberamente ispirato da DIGGING di Seamus Heaney – di Angelo Mazzei, 2019)