Apparatocrazia

Ci avvaliamo di apparati che garantiscano le nostre vite. Apparati concettuali, apparati giuridici, apparati tecnologici.

Abbiamo eretto attorno a noi pareti di apparati. Ora non abbiamo neanche più una vita da proteggere, perché la nostra vita è vincolata ed inclusa nel mega-apparato dell’insieme dei suoi apparati.

Ma fermiamoci a pensare più attentamente a cosa sono questi apparati ed alla misura della loro consistenza ontologica. Non si tratta qui di decidere del loro grado di realtà; qui non c’entra nulla la realtà. Piuttosto dovremmo meditare sulla loro efficacia, proprio perché siamo da questo stesso paradigma manipolati ed indotti a pensare che le nostre stesse vite valgano in funzione della quantità di efficacia che le nostre azioni sanno sprigionare.

Oltre all’efficacia, carburanti del sistema degli apparati sono la concretezza e la sicurezza. La sicurezza è quella cosa di cui abbiamo già parlato in altri termini; la salvaguardia della vita. La concretezza è invece la riduzione del tempo al presente, in cui una visione del mondo torcicollata riesce a guardarsi indietro o al futuro a fatica, con pene insopportabili per le vertebre cervicali e patemi delle orbite degli occhi.

Essere anarchici oggi non ha più senso. L’anarchia di fine ‘800 muoveva i suoi passi ed assestava i suoi colpi in nome di diritti e battaglie che sottostavano ad un sistema di apparati completamente diverso rispetto a quello degli anni’ 20 del XXI secolo.

Neanche pensare di ribaltare e distruggere l’apparato degli apparati porterebbe oggi – per ragioni strutturalmente simili a quelle del non poter più essere anarchici – ad una via d’uscita.

L’asilo. Anche l’asilo, l’esilio e l’auto-esilio non possono più completarsi in quanto ad efficacia. La fuga stessa è un vocabolo che presto neanche Treccani e la Crusca riporteranno più.

Quindi bisogna battersi per diritti diversi, con battaglie ed armi diverse. O forse non combattere affatto, ma semplicemente resistere immobili. E ancora combattere solo interiormente, o al massimo nel mondo dello spirito aperto, nelle parole, con le parole.

L’astrazione contro la concretezza, il tempo che da attimo fugace perfettamente presente si trasforma in corpo esteso dalla preistoria al post-destino. L’amore per tutte le cose, gli esseri, i linguaggi, le visioni del mondo più eterogenee e le più semplici in armonia, il pensiero che si offre, contro l’efficacia, l’utilitarismo, il materialismo, il pensiero che fa i conti.

La domesticazione della bestia. Ammaestrare il demone interiore che più ci terrorizza. Riequilibrare il nostro stato emotivo in una forma illuminata distanziata dalle paure. Il distanziamento dalla paura. Una presa di posizione coraggiosa contro ogni ingerenza degli apparati nello spazio di libertà delle nostre vite.

(A. M. 23.08.21)

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