Hypnosis is an altered state of consciousness characterized by heightened receptivity to suggestions. It is a process where an individual, under the guidance of a hypnotist, enters a state of deep relaxation, concentration, and mental openness. During hypnosis, peripheral awareness is reduced, and attention is focused on specific thoughts, images, sensations, or suggestions. Aristotle, in his treatise “Physics,” mentions a particular characteristic associated with the sleep of the inhabitants of Sardinia. He writes:
“There are people who sleep for a period of time, but when they wake up they have no consciousness of the passage of time” (Aristotle, Physics, IV, 218b).
This passage has sparked numerous speculations about the type of sleep described and how it might be related to specific practices or rituals of the region. Sigmund Freud, at the beginning of his career, used hypnosis as a therapeutic method, particularly inspired by the works of Jean-Martin Charcot and Josef Breuer. Freud used hypnosis to access repressed memories of his patients and to treat disorders such as hysteria. However, over time, Freud moved away from hypnosis in favor of free association, as he believed hypnosis did not allow complete access to the patient’s unconscious.
The notion of regressive hypnosis involves the use of hypnosis to “bring back” an individual to past experiences, often associated with traumas or significant moments. In some more controversial practices, regressive hypnosis has been used to explore alleged “past lives,” although this practice is not universally accepted in the scientific community.
Incorporating these elements, we can postulate that the ancient Sardinian practices related to sleep may have had roots in techniques similar to hypnosis, used for therapeutic, spiritual, or ritual purposes. The statues of Mont’e Prama might represent heroes or deities linked to such practices. Finally, from a Freudian perspective, hypnosis can be seen as a means to access the depths of the unconscious, where memories, traumas, and perhaps traces of our cultural and spiritual histories reside.
Bibliography:
Aristotle, Physics (350 BC).
Berti, Enrico, Aristotle in the Twentieth Century (1988). Rome-Bari: Laterza.
Freud, Sigmund, The Interpretation of Dreams (1899).
Ugas, Giovanni, The Dawn of the Nuraghi. Cagliari: Fabula Editore (2005).
Yapko, Michael D., Trancework: An Introduction to the Practice of Clinical Hypnosis. Routledge (2012).
Appendix: Sleeping Beside the Heroes in Sardinia
“Remember, for example, if you have ever had a deep sleep after a prolonged and continuous period of insomnia, as the Poet describes with reference to Odysseus as ‘a sleep more sweet, like unto death.’ At this stage, you know that even if while sleeping you have joined night with day, when you wake up you still think there has been no time in between. Legend has it that something similar happened in Sardinia when people said to have slept beside the heroes awoke. That is, they did not acquire any perception of the passing time while they slept, but joined the moment before sleep with the one after awakening, and in the absence of perception made it a single instant, excluding all the time in between. Thus, when the present moment is truly one and the same, time does not exist; in the same way, people for whom the present is not one, even though it seems so, believe that time does not exist.”
Emozioni e sentimenti attraverso la lente degli archetipi dionisiaci e apollinei
Considerando gli affetti e le emozioni come dionisiaci e i sentimenti come apollinei, otteniamo una comprensione più ricca e integrata di questi concetti sia nel campo psicologico che in quello neuroscientifico. Questo paradigma evidenzia l’interazione tra le forze grezze e primordiali che guidano le nostre risposte emotive e i processi consci e riflessivi che ci consentono di dar loro un senso. In tal modo, colma il divario tra le intuizioni psicoanalitiche di Jung e le scoperte neuroscientifiche di Damasio, offrendo un quadro completo per comprendere l’intero spettro dell’esperienza emotiva umana.
Esplorando le teorie di Carl G. Jung e Antonio Damasio su affetti, emozioni e sentimenti, possiamo tracciare un nuovo paradigma avvincente che inquadra questi concetti nei termini degli archetipi dionisiaci e apollinei. Questo quadro non solo collega le prospettive psicoanalitiche e neuroscientifiche, ma fornisce anche una comprensione sfumata dell’esperienza emotiva umana.
In questo nuovo paradigma, gli affetti e le emozioni sono visti come intrinsecamente dionisiaci. Sono spontanei, intensi e spesso oltre il regno del controllo cosciente. Per Jung, gli affetti sono potenti fenomeni energetici che eruttano dall’inconscio, sconvolgendo la mente conscia con la loro natura caotica e primordiale. Ciò rispecchia l’essenza dell’archetipo dionisiaco, caratterizzato da un’energia grezza e sfrenata e da una connessione con forze più profonde, spesso più oscure, all’interno della psiche.
Il concetto di emozioni di Damasio è in linea con questa visione. Le emozioni, secondo Damasio, sono risposte corporee automatiche a stimoli esterni, che comportano cambiamenti fisiologici che preparano il corpo all’azione. Queste risposte sono primordiali e non sempre rientrano nella consapevolezza cosciente dell’individuo, incarnando le qualità caotiche e travolgenti dell’archetipo dionisiaco. Le emozioni, in questo contesto, sono complesse e informi, derivanti dall’intricata interazione di processi biologici difficili da articolare o strutturare linguisticamente.
Al contrario, i sentimenti sono intesi come di natura apollinea. Rappresentano la controparte cosciente e riflessiva della cruda intensità delle emozioni e degli affetti. I sentimenti di Jung sono valutazioni coscienti delle esperienze, strutturate e integrate nella psiche, proprio come l’archetipo apollineo, che è associato all’ordine, alla ragione e alla chiarezza. I sentimenti aiutano gli individui a dare un senso alle loro esperienze, apportando una forma strutturata e linguistica agli affetti precedentemente caotici.
Allo stesso modo, la teoria di Damasio posiziona i sentimenti come interpretazione cosciente delle emozioni. I sentimenti sorgono quando il cervello elabora e dà un senso ai cambiamenti fisiologici associati alle emozioni, traducendo queste risposte grezze in un’esperienza comprensibile e riflessiva. Questo processo è intrinsecamente apollineo, poiché implica portare ordine e comprensione nella natura primordiale e caotica delle emozioni attraverso strutture cognitive e linguistiche.
Questo paradigma inoltre inquadra le emozioni come più divine o demoniache, mentre i sentimenti sono più umani. Gli affetti di Jung, con la loro connessione all’inconscio e alle forze archetipiche, possono essere visti come divini o demoniaci. Attingono ad aspetti più profondi, a volte ultraterreni, della psiche, travolgendo la mente cosciente e guidando una profonda trasformazione. Allo stesso modo, le emozioni di Damasio, sebbene radicate biologicamente, possono sembrare opprimenti e primordiali, evocando la sensazione di incontrare qualcosa oltre il mero controllo umano.
Al contrario, i sentimenti sono tipicamente umani. I sentimenti di Jung, essendo consci e riflessivi, incarnano lo sforzo umano di comprendere e integrare le esperienze all’interno della psiche. Apportano una dimensione umana all’energia grezza degli affetti, consentendo agli individui di navigare nei loro mondi interiori con maggiore chiarezza e comprensione. I sentimenti di Damasio apportano anche una prospettiva umana alle risposte fisiologiche delle emozioni, trasformando questi stati primordiali in qualcosa di comprensibile e gestibile attraverso la consapevolezza cosciente e l’espressione linguistica.
Immagina di entrare in una stanza e di sederti a un tavolo. Quello che percepisci è un oggetto solido, tangibile, che offre sostegno ai tuoi gomiti e agli oggetti che vi poggi sopra. Questo è il tavolo del senso comune, quello che ognuno di noi conosce e riconosce nella vita quotidiana. Ma la realtà è molto più complessa e stratificata di quanto sembri a prima vista.
Arthur Eddington, uno dei pionieri della fisica moderna, ci ha introdotto al concetto del “tavolo scientifico”. Questo tavolo, a differenza di quello del senso comune, è composto quasi interamente di spazio vuoto, con gli atomi che costituiscono la sua struttura mantenuti insieme da forze elettromagnetiche. La solidità che percepiamo è quindi un’illusione, un’interpretazione macroscopica di fenomeni microscopici.
Ma l’analisi non si ferma qui. La scienza e la filosofia ci invitano a considerare ulteriori livelli di realtà. Pitagora, il grande matematico e filosofo greco, vedeva il mondo attraverso il prisma dei numeri e delle proporzioni. Il suo “tavolo scientifico” è un’astrazione matematica, dove le relazioni e le simmetrie numeriche sono alla base della struttura dell’universo. In questa visione, il tavolo non è solo una somma di atomi, ma un insieme di armonie matematiche che riflettono un ordine cosmico.
Proseguendo nel viaggio tra i vari livelli di realtà, arriviamo al tavolo quantistico. La meccanica quantistica ci presenta una visione ancora più strana e controintuitiva del mondo. In questo livello, le particelle subatomiche possono esistere in stati di sovrapposizione, e l’entanglement quantistico crea connessioni immediate tra particelle separate da vastissime distanze. Così, se immaginiamo due sedie gemelle in questo tavolo quantistico, lo spostamento di una potrebbe istantaneamente influenzare l’altra, anche se si trovasse dall’altra parte dell’universo. Questo fenomeno, noto come entanglement, sfida la nostra comprensione tradizionale di spazio e tempo.
Questi vari tavoli, dal senso comune alla meccanica quantistica, rappresentano livelli successivi di realtà, ciascuno rivelando un aspetto diverso e più profondo del mondo in cui viviamo. Ogni livello ci offre strumenti diversi per comprendere e interagire con l’universo, ricordandoci che ciò che percepiamo con i nostri sensi è solo una piccola parte della storia. In definitiva, la teoria post-eddingtoniana ci spinge a riconoscere che la realtà è un mosaico complesso, composto da numerosi strati che si intersecano e si influenzano reciprocamente, ognuno svelando nuove meraviglie e misteri da esplorare.
between Charles Péguy, Theodor Adorno, Antonio Dàmasio, and Carl Gustav Jung
STILL ON DESCARTES AND HIS METHODS AND THE ANCIENT GODS
There are days, fortunately rare, when the symptoms of my recent illness resurface. These hidden enemies, whether we call them chronic viruses or autoimmune issues, don’t relocate from their residence, and not recognizing them allows them the audacity to act like Antonio Dàmasio’s emotions: they slip away and don’t show their face, so not grasping their essence, we can only counter them with unconventional weapons. Thus, from being collectors of books, words, and ideas, we find ourselves with an assortment of medicines to take, rivaling old Sergio Caputo.
Yesterday was one of those fortunately rare days. Like in an astral conjunction or—more familiarly with my lexicon—like in a Jungian synchronicity, it was as if I and the rest of the world slipped and then got back up together, in sync. The morning began with confirmation that what I suspected had gone worse than I could have managed, indeed, had gone badly. The very text—which was to be published by someone else’s editorial, for which I should have strived like never before to provide a clear and fluid result—turned out to be a stuffed panettone. Writing is a strange art that oscillates between the temptation to recount the disorder of things as they are and the responsibility to structure them in an order that makes them understandable.
But let’s proceed with the events of yesterday. At one point, pantaempathically—meaning with the gift of feeling all the weight of the passion of everything—the news of the death of the emeritus Prime Minister hit me. I say “emeritus” as in the Treccani, in ancient Rome the emeritus miles who had completed military service and received discharge and the related rewards. Also, one who, no longer practicing his office, retains the rank and honors. Shortly after, I learned that a great comic actor and director, who gave his best in the eighties with pearls of national comedy, also passed away. I want to remember only a few selected titles that became cult for me about forty years ago: Ad ovest di Paperino, Madonna che silenzio c’è stasera, Io Chiara e lo Scuro, Caruso Pascoski, and Willy Signori.
My not perfectly successful article, I realize, is nothing compared to the departure of two personalities of this caliber for our country and its future. It was indeed a strange day, if even I, who in the square or at the bar with friends or acquaintances, am almost never a defender of the homeland, yesterday felt the synchronicity of the loss and the need to process it together, among fellow citizens.
When we are illuminated (enlightened) by an idea, it, in a state sometimes of preverbal nakedness, appears like a beautiful moving image, a dynamic of non-Euclidean geometries waiting to be reordered and formulated.
When we write what we want to say, we are led to this process of multiple and continuous translation. We dress our idea, relinquishing the natural charm of its pure nakedness. We bend it to discourse and intertwine it with the logic and canons of its styles, syntax, paradigms, and grammar. Finally, we soften its features and the harshness of its monstrous physiognomy, transforming its character from complex to banal (cf. Prigogine and Arendt), from cruel to sympathetic (cf. Richard Rorty), from crazy to politically correct.
Thus we deprive ourselves of the acclaimed ‘aorgic’ of Hölderlinian memory, renouncing the disorder in which our thought cradles itself and castrating it in language with the scissors of self-censorship.
There are three things after yesterday that I must rework with all of us. I must metabolize and reorder the sense of Berlusconi and Nuti, like pages of infamy and gossip that from today are consigned to memory as innocent pages of history and glory.
Finally, I must reconsider my philosophy of “collective emotions” (provisional name, which could be said in many other ways, such as CŌGITANT ERGO SUMUS), reconsider it, re-meditate it, and—above all—choose to what extent I will be able to show it raw and bare or how
much I will need to tame and constrain it if, in the end, I truly wish to tell you about it.
An appendix to the poorly executed article follows:
§§§
COLLECTIVE EMOTIONS
For me, the circle of the neuroscientist Antonio Damasio closes by returning to the ancients.
If we have emotions that we cannot control, define, domesticate, or tame, and they slither within us like demons (ΔΑΊΜΟΝΕΣ) that “divide” us from ourselves, tearing us apart and setting us on fire (ΑΥΤΌ ΔΑΊΟΜΕΝ), and then we transform them into rational feelings (cf. Alix Cohen’s Kant), because, like with wild beasts in the night, we manage to chase them until dawn and capture them out of exhaustion until they let themselves be faced and named, and in their gaze, we see Rilke’s Open, in a crossing of loves, man and beast become accomplices. Goleman would say it is emotionally intelligent to transform a pulsating emotion into a rational and defined feeling. But there are great and shared emotions in which we can feel sympathetic communion. The fact that they are collective emotions does not make them more acceptable or less monstrous. It is the moment of the sacred, where the only way not to be overwhelmed is—paraphrasing Nicolé Di Vi—to name a god.
__________________________
Note: I will talk about the Aesthetics exam with Aldo Giorgio Gargani from 32 years ago, which also included Theodor Adorno’s Aesthetic Theory, on another occasion.
– **Publisher**: Suhrkamp Verlag (German), University of Minnesota Press (English translation, 1997)
3. **Antonio Damasio**
– **Title**: The Feeling of What Happens: Body and Emotion in the Making of Consciousness
– **Publication Date**: 1999
– **Publisher**: Harcourt Brace
– **Title**: Descartes’ Error: Emotion, Reason, and the Human Brain
– **Publication Date**: 1994
– **Publisher**: Penguin Books
4. **Carl Gustav Jung**
– **Title**: Memories, Dreams, Reflections
– **Publication Date**: 1962 (Posthumous)
– **Publisher**: Pantheon Books
– **Title**: The Collected Works of C.G. Jung
– **Publication Dates**: Various (1953-1979)
– **Publisher**: Princeton University Press
### Additional References:
1. **Sergio Caputo**
– **Notable Works**: Various albums and songs from the 1980s
2. **Films and Directors Mentioned:**
– **Ad ovest di Paperino**
– **Director**: Alessandro Benvenuti
– **Release Date**: 1982
– **Madonna che silenzio c’è stasera**
– **Director**: Maurizio Ponzi
– **Release Date**: 1982
– **Io Chiara e lo Scuro**
– **Director**: Maurizio Ponzi
– **Release Date**: 1982
– **Caruso Pascoski di padre polacco**
– **Director**: Francesco Nuti
– **Release Date**: 1988
– **Willy Signori e vengo da lontano**
– **Director**: Francesco Nuti
– **Release Date**: 1989
### Philosophical References:
1. **Alix Cohen**
– **Title**: Kant on Emotion and Value
– **Publication Date**: 2014
– **Publisher**: Palgrave Macmillan
2. **Richard Rorty**
– **Title**: Contingency, Irony, and Solidarity
– **Publication Date**: 1989
– **Publisher**: Cambridge University Press
3. **Ilya Prigogine**
– **Title**: The End of Certainty: Time, Chaos, and the New Laws of Nature
– **Publication Date**: 1997
– **Publisher**: Free Press
4. **Hannah Arendt**
– **Title**: The Human Condition
– **Publication Date**: 1958
– **Publisher**: University of Chicago Press
5. **Rainer Maria Rilke**
– **Title**: The Book of Hours (Das Stunden-Buch)
– **Publication Date**: 1905
– **Publisher**: Insel Verlag
6. **Daniel Goleman**
– **Title**: Emotional Intelligence: Why It Can Matter More Than IQ
– **Publication Date**: 1995
– **Publisher**: Bantam Books
### Additional Notes:
– **Nicolé Di Vi**: Likely a paraphrased reference; additional context or source not clearly identified. [here the AI didn’t know what I meant, so I add the photo of the book]
– **Hölderlin**: Friedrich Hölderlin, German poet, often referenced in philosophical texts.
This bibliography includes the primary works, notable films, and philosophical references mentioned or alluded to in the text. Adjustments might be necessary depending on specific editions or translations used.
Può essere esplorata in vari ambiti, tra cui psicologia, medicina, filosofia, e letteratura. Attraverso l’analisi di opere di pensatori come Wilfred Bion, Sarah Koffman, e Julia Kristeva, si può approfondire la comprensione di questo concetto e delle sue implicazioni multidisciplinari.
2.
La Psicologia di Bion
Wilfred Bion, noto psicoanalista, discute l’idea di un “oggetto narcisistico” come una sfera psicologica unitaria che può inglobare concetti come quello di Dio (Bion, 1962). Interessante sarebbe stato conoscere come Bion avrebbe denominato l’espulsione di un’idea, come quella dell’Uomo, rigettata dal soggetto narcisista. Questa esternalizzazione potrebbe rappresentare una forma di disumanizzazione, un rifiuto dell’idea di Uomo, trasformando il soggetto in qualcosa di altro rispetto alla sua identità originaria.
3.
La Medicina e le Neoplasie
In campo medico, tali “nuove forme” prendono letteralmente il nome di neoplasie, caratterizzate da elementi eterogenei e alterità intrinseche. Questi fenomeni di estraneità possono essere osservati in molteplici campi e discipline, evidenziando la presenza di elementi distinti e separati all’interno di un sistema apparentemente unitario.
4.
Il Concetto di Enclave
Etimologicamente, “enclave” significa “chiusa a chiave”, un’entità inaccessibile senza entrare in ciò che la contiene. Un esempio metaforico potrebbe essere il “troll” in ambito digitale, un agente esterno che opera in modo disgiunto dal contesto che esplora, motivato da intenzioni nascoste. L’enclave rappresenta quindi una doppiezza irriducibile, un elemento estraneo all’interno.
5.
Filosofia e Metafore Sessuali
Sarah Koffman ha esplorato in filosofia le metafore sessuali, parlando di violenza e penetrazione, quando la filosofia si intreccia con la poesia, offrendo una visione che infonde soddisfazione e senso di verità (Koffman, 1980). Questo concetto può essere esteso all’idea di un’enclave positiva, come quella del feto nell’utero, che ha significato solo in prospettiva di accogliere una nuova vita, simile a una camera d’albergo che, pur vuota, prefigura la presenza dei suoi ospiti.
6.
Julia Kristeva e l’Identità
Julia Kristeva, intellettuale affine a Kafka e Kundera, descrive il paradosso dell’identità con il concetto di “Stranieri a se stessi” (Kristeva, 1991). Questo rende l’idea di enclave, aprendo alla prospettiva del diritto di passaggio, e alla possibilità di comprensione e accettazione dell’alterità all’interno della propria identità.
7.
Il concetto di enclave
Attraverso l’analisi multidisciplinare, rivela una complessità che va oltre la semplice idea di separazione o chiusura. Include nozioni di identità, alterità, e integrazione, che si manifestano in vari contesti, da quello psicologico a quello medico, filosofico, e letterario. Questi studi offrono una prospettiva più ampia e profonda sulle dinamiche dell’inclusione e dell’esclusione.
Bibliografia
– Bion, W. R. (1962). Learning from Experience. London: Karnac Books.
– Koffman, S. (1980). The Enigma of Woman: Woman in Freud’s Writings. Ithaca, NY: Cornell University Press.
– Kristeva, J. (1991). Strangers to Ourselves. New York: Columbia University Press.
L’immagine allegata mostra una struttura che può essere interpretata come un’enclave fisica, simile a come un sistema psicologico o un’identità può contenere elementi esterni o nuovi (come rappresentato nella seconda immagine, una rappresentazione medica). Queste illustrazioni visive rafforzano la comprensione del concetto attraverso la metafora visiva dell’inclusione e dell’alterità all’interno di un contesto definito.
La historia de Porto Azzurro, previamente conocido como Puerto Longone, no solo está marcada por la ocupación española en el siglo XVII, sino que también tiene raíces mucho más profundas en la antigüedad, evidenciadas por los numerosos hallazgos de barcos romanos y la notable necrópolis de Buraccio.
1. Hallazgos Romanos y Etruscos en Porto Azzurro
1.1 Barcos Romanos
La bahía de Porto Azzurro, debido a su ubicación estratégica y resguardada, ha sido un punto de interés para marineros y comerciantes desde la antigüedad. Las exploraciones arqueológicas submarinas han revelado docenas de restos de barcos romanos en el área. Estos hallazgos incluyen no solo las embarcaciones en sí, sino también una variedad de artefactos como ánforas, cerámicas y otros objetos que ofrecen una visión de la vida y el comercio en tiempos romanos.
Estos barcos transportaban una diversidad de mercancías, reflejando la intensa actividad comercial y la importancia del puerto en las rutas marítimas del Mediterráneo. El comercio de vino, aceite de oliva, y otros productos era común, y estos hallazgos subrayan la relevancia de Elba como un punto de transbordo y comercio en la red marítima romana.
2. Necrópolis de Buraccio
Uno de los sitios arqueológicos más importantes de la región es la necrópolis de Buraccio, ubicada cerca de Porto Azzurro. Esta necrópolis contiene tumbas que datan de la época etrusca, lo que indica la presencia de una civilización avanzada en la isla antes de la dominación romana.
Las tumbas etruscas de Buraccio son notables por sus construcciones y los objetos encontrados en ellas, como urnas funerarias, objetos personales y ofrendas. Estos hallazgos proporcionan una visión detallada de las prácticas funerarias etruscas y su cultura.
2.1 Origen de los Nobles en Trequanda (Siena)
Existe una interesante conexión entre los hallazgos en la necrópolis de Buraccio y los nobles que posiblemente tenían su origen en Trequanda, una localidad en la provincia de Siena. En Trequanda, también se han encontrado muchas inscripciones con el gentilicium PETRUS, sugiriendo que algunas de las familias nobles etruscas que residieron en la Isla de Elba podrían haber tenido sus raíces en esta región de la Toscana.
Las inscripciones en Trequanda reflejan la presencia de una comunidad notable y probablemente influyente. El nombre PETRUS, común en las inscripciones, podría indicar una familia prominente que, a través del tiempo, se desplazó y estableció vínculos en diferentes partes de la región, incluyendo la Isla de Elba.
2.3. Conexiones Históricas y Culturales
La conexión entre Porto Azzurro y Trequanda subraya la movilidad y las relaciones entre diferentes comunidades en la antigüedad. Estas conexiones refuerzan la idea de que las élites etruscas y romanas mantenían redes extensas que abarcaban varias regiones, facilitando no solo el comercio sino también la difusión cultural y social.
2.4. Legado Arqueológico
Los hallazgos arqueológicos en Porto Azzurro y Trequanda proporcionan una valiosa visión de las civilizaciones que habitaron estas áreas y sus interacciones. Hoy en día, estos sitios son de gran interés histórico y arqueológico, atrayendo a investigadores y turistas interesados en explorar el rico pasado de la región.
Porto Azzurro no solo es un testimonio de la ocupación española en el siglo XVII, sino también un lugar donde se puede rastrear la presencia y la influencia de las antiguas civilizaciones etruscas y romanas, destacando su importancia continua a lo largo de los milenios.
Puerto Longone, conocido hoy como Porto Azzurro, es una localidad en la Isla de Elba que tiene una rica historia de ocupación española en el siglo XVII. La historia de los españoles en Puerto Longone comienza en un contexto de intensas rivalidades y conflictos europeos, en particular entre las potencias marítimas del Mediterráneo.
3. Contexto Histórico
Durante el siglo XVII, la Isla de Elba tenía una importancia estratégica en el Mediterráneo debido a su ubicación y sus recursos minerales. Controlar Elba significaba tener una ventaja en el comercio y en la defensa contra los piratas y las potencias enemigas. En esta época, la isla estuvo bajo el control del Gran Ducado de Toscana, aunque su posesión fue disputada por otras potencias, como España y Francia.
3.1. La Llegada de los Españoles
En 1603, el Reino de España, bajo el dominio de Felipe III, decidió fortificar su presencia en el Mediterráneo. Como parte de esta estrategia, las tropas españolas, comandadas por Don Giovanni de’ Medici, ocuparon la bahía de Longone en la Isla de Elba. Giovanni de’ Medici, a pesar de ser un ingeniero militar y arquitecto renombrado, era conocido por su capacidad estratégica y liderazgo militar.
3.2. Construcción del Fuerte San Giacomo y Fuerte Focardo
Uno de los primeros actos de los españoles fue la construcción de una formidable fortaleza para proteger el puerto y la isla. Entre 1603 y 1604, Don Giovanni de’ Medici dirigió la construcción del Fuerte San Giacomo, también conocido como el Castillo de San Tiago, que se convirtió en una de las estructuras defensivas más importantes de la isla. Este fuerte fue diseñado con las técnicas más avanzadas de fortificación de la época, incluyendo muros gruesos, bastiones en ángulo para maximizar la defensa y un sistema de comunicación interno eficiente.
Poco después, también se construyó el Fuerte Focardo, otra fortaleza estratégica en la costa oriental de la isla. Estos fuertes no solo servían para proteger el puerto y la isla de los ataques de piratas y otras fuerzas enemigas, sino que también reforzaban el control español sobre el comercio marítimo en el Mediterráneo.
4. La Vida en Puerto Longone
Bajo el dominio español, Puerto Longone se convirtió en una pequeña pero significativa guarnición militar. La vida en el puerto giraba en torno a las actividades militares y el comercio. La presencia española trajo consigo influencias culturales, arquitectónicas y administrativas que dejaron una huella duradera en la región. Las fortificaciones españolas mejoraron la seguridad y facilitaron el desarrollo económico de la isla, aunque también implicaron una militarización significativa de la vida cotidiana.
4.1. Conflictos y Cambios de Poder
A lo largo del siglo XVII, la situación en la Isla de Elba continuó siendo tensa y cambiante. Los españoles tuvieron que defender repetidamente Puerto Longone y sus fortificaciones contra los ataques de piratas y las incursiones de otras potencias europeas, como los franceses y los holandeses. En 1646, durante la Guerra de los Treinta Años, las fuerzas francesas intentaron apoderarse de Puerto Longone, pero los españoles lograron resistir y mantener el control de la fortaleza.
4.2. El Final del Dominio Español
El dominio español en la Isla de Elba no fue eterno. A finales del siglo XVII y principios del XVIII, el equilibrio de poder en Europa comenzó a cambiar. Tras varios tratados y cambios políticos, el control de la isla eventualmente pasó a manos de otras potencias europeas. Sin embargo, las fortificaciones construidas por los españoles, especialmente el Fuerte San Giacomo y el Fuerte Focardo, permanecieron como testimonio de su influencia y de su estrategia defensiva en el Mediterráneo.
5. Legado
Hoy en día, Porto Azzurro, el antiguo Puerto Longone, conserva gran parte de su herencia española. Las fortificaciones son un importante atractivo turístico y un recordatorio de la época en que España desempeñó un papel crucial en la defensa y el control del Mediterráneo. La historia de los españoles en Puerto Longone es un capítulo significativo en la rica historia de la Isla de Elba y su importancia estratégica en el Mediterráneo.
Minerali di rame italiani e sardi nelle spade scandinave: l’ipotesi del rame dell’Isola d’Elba
La ricerca sulla composizione metallurgica e sulle origini delle spade dell’età del bronzo ha svelato informazioni significative sulle reti commerciali e sulle fonti di metallo dell’epoca. In particolare, l’uso del rame proveniente dall’Italia e dalla Sardegna nelle spade scandinave suggerisce rotte commerciali complesse e connessioni interculturali tra queste regioni. Qui approfondiamo l’ipotesi che il rame potrebbe provenire anche dall’Isola d’Elba, supportata dagli scritti della Scuola Aristotelica.
Una parte significativa delle spade scandinave analizzate mostra una composizione chimica che corrisponde ai depositi di minerale di rame delle Alpi italiane. In particolare, le spade con l’elsa flangiata, trovate dall’Europa centrale alla Scandinavia meridionale, mostrano una predominanza di rame proveniente da queste fonti italiane. Queste spade risalgono principalmente al periodo compreso tra il 1300 e il 1100 a.C., indicando estesi collegamenti commerciali durante quel periodo.
Un esempio notevole è una spada danese Naue II, le cui scorie corrispondono ai depositi di minerale vicino a Trento, nelle Alpi italiane. Le spade Naue II apparvero per la prima volta intorno al 1300 a.C. in Italia e successivamente si diffusero a nord e verso est.
Basandosi sull’uso noto del rame italiano, è plausibile che parte del rame possa provenire dall’Isola d’Elba. La Scuola Aristotelica menziona nella sua opera De Mirabilibus Auscultationibus che l’Elba, conosciuta come Aethalia, era inizialmente una fonte di rame. Secondo lui questo rame veniva utilizzato per produrre manufatti di ogni genere fino al suo esaurimento, dopodiché venne scoperto il ferro utilizzato dagli Etruschi:
“In Etruria si dice che ci sia un’isola chiamata Aethalia, dove prima si estraeva il rame e lo si usava per tutti i manufatti; poi non fu più trovato, ma dopo molto tempo, nella stessa miniera apparve il ferro, che gli Etruschi di Populonia ora usano.“
Questo resoconto storico suggerisce come l’Elba sia stata una fonte significativa di rame in periodi precedenti, il che potrebbe allinearsi con il periodo delle spade dell’età del bronzo.
Oltre alle fonti italiane, anche il rame sardo gioca un ruolo cruciale. I rapporti isotopici di alcune spade scandinave corrispondono a quelli dei giacimenti minerari nel distretto dell’Iglesiente in Sardegna. Queste spade, risalenti principalmente al periodo compreso tra il XIV e il XII secolo a.C., sono state ritrovate in vari paesi scandinavi. Potrebbero essere stati gli stessi Sardi nell’Età del Bronzo (forse chiamati qui da Aristotele in maniera approssimata Tirreni) a sfruttare i giacimenti dell’Elba (Pagliantini e Zecchini ricordano delle diverse fonti e composizioni di 10 siti con affioramenti di rame, 2 a Chiessi, 2 a Pomonte, Monte Perone, Santa Lucia, Colle Reciso, Volterraio, Cima del Monte, Calamita). Nessun ricercatore ha mai studiato le caratteristiche plumbeo-isotopiche del rame elbano, per cui esso non è presente in alcuno dei database coi quali si è soliti fare studi comparativi.
Due spade provenienti dalla Germania e dalla Danimarca (B11294 e MA071206) mostrano rapporti isotopici che corrispondono più strettamente ai minerali sardi che a quelli italiani. Questa interpretazione, tuttavia, deve essere affrontata con cautela a causa delle prove limitate di un’estesa estrazione del rame in Sardegna durante il II millennio a.C. .
L’analisi della composizione metallurgica delle spade scandinave dell’età del bronzo rivela una complessa rete di rotte commerciali e trasferimenti di conoscenze metallurgiche. I minerali di rame italiani e sardi giocarono un ruolo significativo nella produzione di queste armi, evidenziando gli estesi contatti commerciali dell’età del bronzo. L’ipotesi dell’Isola d’Elba come ulteriore o effettiva fonte di rame, supportata dagli scritti aristotelici, fornisce una dimensione intrigante alla nostra comprensione delle antiche fonti di metalli e delle reti commerciali. Queste intuizioni non solo offrono uno sguardo sulle interazioni economiche e culturali dell’epoca, ma anche sulle capacità tecniche dei primi fabri aerarii.
Rif. Bibl.
1. Ling, J., et al. “Moving metals IV: Swords, metal sources and trade networks in Bronze Age Europe. Article in Journal of Archaeological Science Reports · July 2019 DOI: 10.1016/j.jasrep.2019.05.002
2. De Mirabilibus Auscultationibus in Corpus Aristotelicus
Il Monte Castello di Procchio Un articolo e un volume mai pubblicati
Per anni, ho lavorato a un testo di ricerca che è rimasto frammentato e sparso tra le bozze della mia mailbox, i documenti del mio notebook e del PC, e qualche accenno su blog o social. Ci tengo così tanto che prima di pubblicarlo, desidero che sia completo, arricchito, articolato e soprattutto inoppugnabile.
Il tema di questo articolo, che abbonda di riferimenti bibliografici in tutte le lingue che conosco, riguarda un argomento che, pur essendo di primaria importanza nel suo campo, è completamente trascurato nel mondo accademico, nei libri, negli articoli e nelle conferenze.
La storia del sito
La storia del sito ha due inizi distinti. Il primo inizia subito dopo una guerra poco conosciuta, della quale conosciamo solo l’episodio finale, ovvero la Battaglia di Alalia o Del Mare Sardo, situata tra il 545 e il 535 a.C. Secondo gli storici greci, i Greci, in particolare gli Ioni di Focea, non si limitarono alla pirateria in Corsica, ma attaccarono anche le terre vicine (Sardegna, Pianosa ed Elba), provocando la reazione dei legittimi governanti e la conseguente cacciata definitiva dei Focei dalla Corsica. Analizzando i dati archeologici e storici, si può dedurre che la costruzione della residenza etrusca di Procchio risale a questo periodo.
Il secondo inizio avviene a metà degli anni ’70 del secolo scorso, quando il pellegrinaggio abusivo di certi “appassionati” muniti di zappa e piccone divenne troppo evidente. Si racconta che un archeologo, giunto in cima al Monte Castello per un sopralluogo, trovò sacchi di reperti etruschi appesi agli arbusti e chiamò immediatamente le forze dell’ordine. Quando queste arrivarono, non trovarono più nulla. Questo episodio spinse la Soprintendenza a coinvolgere le università e avviare una campagna di scavo urgente. Furono recuperati molti materiali, poi lo scavo fu ricoperto e il sito abbandonato. I reperti furono divisi in tre lotti: due esposti nei musei di Portoferraio e Marciana, e il terzo inviato a Firenze per studi che non sono mai stati completati, nonostante il tempo previsto per queste ricerche non dovrebbe superare i 5-10 anni.
La situazione attuale
Nonostante l’edificio di Procchio sia forse la più grande residenza etrusca conosciuta, con una superficie di circa 1800 metri quadrati, non ha ricevuto l’attenzione che merita. A differenza di altre case etrusche, non è segnalata, protetta o promossa. Un esempio emblematico è la Casa dell’Impluvium di Roselle (GR), che misura solo 330 metri quadrati ma è presente su tutte le enciclopedie e compendi del mondo.
Nel mio articolo, mai pubblicato, esploro l’architettura delle varie case etrusche tra il VI e il V secolo a.C., incluse le forme tripartite come nel caso di Procchio, con ambienti interni tipo chiostro (atrium), stanze femminili con resti di telai, dispense, corredi ceramici e oggetti votivi. Sono convinto che si trattasse di un edificio residenziale, e non di una fortezza come sostenuto dal mainstream accademico senza alcuna riflessione critica.
Questa è la storia di un edificio del 500 a.C. che, a causa di una denominazione errata, è stato dimenticato dalla letteratura archeologica e dalle politiche culturali. Oggi, il sito è in uno stato di abbandono senza alcuna segnaletica. Se evitassimo di entrare nella diatriba sulla sua denominazione, potremmo affermare che si tratta del più grande edificio etrusco mai scoperto dopo il “santuario” di Murlo Poggio Civitate (SI). Speriamo che un giorno possa ricevere le attenzioni che merita e diventare un’attrazione turistica e archeologica di grande rilievo, forse sotto il nome di “Palazzo dei Principi Spurinna”.
Il mio obiettivo è portare alla luce questa storia, promuovere una corretta valorizzazione del sito e colmare il vuoto lasciato dall’assenza di pubblicazioni accademiche dettagliate, e dalla mancanza addirittura di una segnaletica in loco.
In the colorful landscape of language, indirect insults serve as a subtle and often humorous way to express disapproval or frustration. One such expression in Italian is “Com’è tonto il mi’ cane!” which translates to “How stupid my dog is!” On the surface, it appears to be a comment about the canine companion’s intelligence, but in reality, it’s a clever way to criticize someone else’s behavior without addressing them directly. The phrase “Com’è tonto il mi’ cane!” is typically used when someone is dealing with a person who is either incompetent or continually making mistakes. By ostensibly referring to the dog’s stupidity, the speaker indirectly highlights the person’s shortcomings without a direct confrontation. This form of indirect insult allows for a critique that can be perceived as less aggressive, though the underlying message is clear to those who understand the context. In Italian culture, this kind of expression is a blend of humor and criticism. It softens the blow of the insult by masking it as an innocent remark about an animal. This indirect approach is often preferred in social situations where direct insults might be considered too harsh or impolite. It allows the speaker to maintain a veneer of politeness while still conveying their true feelings.
Translating “Com’è tonto il mi’ cane!” into English while preserving its indirect insult nature can be challenging. Here are some potential translations that aim to capture the same essence:
1.”My dog sure is clueless!”
This version retains the notion of the dog’s lack of intelligence while subtly implying that someone else is the real subject of the comment.
2. “Isn’t my dog just the dumbest?”
A slightly more direct approach, still focusing on the dog, but with an underlying hint aimed at the person causing frustration.
3. “My dog really has no idea what’s going on!”
This translation emphasizes the dog’s confusion, indirectly suggesting that the person in question is similarly out of their depth.
4. “I wonder where my dog left his brains today!”
A humorous take that implies forgetfulness or stupidity, again indirectly aimed at someone else.
5. “My dog couldn’t be more clueless!”
This phrase suggests extreme lack of understanding, with the underlying target being the person whose actions or behavior are being criticized.
Expressions like “Com’è tonto il mi’ cane!” showcase the richness of language and the ways in which it can be used to convey complex social nuances. Indirect insults allow for a critique that is softened by humor and indirectness, making it a useful tool in maintaining social harmony while still expressing discontent. Translating such phrases into English requires creativity to preserve both the meaning and the subtlety of the original expression. By understanding and employing these indirect forms of communication, one can navigate social interactions with finesse and wit.