LE RESPONSABILITÀ DI CHI SA PENSARE

LA QUESTIONE DEGLI INTELLETTUALI (MANCANTI) 


Oggi il tema principe è il comportamento impietoso dei governi di alcuni paesi europei che si sarebbero rifiutati di aiutare gli altri membri della UE che versano in condizioni peggiori. Mi rivolgo qui a tutte quelle persone di cultura e alle quali la fortuna ha offerto in dono più intelligenza che agli altri. Non diffondete sentimenti sbagliati, non ci serve a niente attizzare l’odio nei confronti di altre nazioni. Se il governo olandese o finlandese rifiutano di condividere il peso del nostro debito questo non significa che milioni di olandesi e finlandesi siano tutti insensibili e impietosi nei confronti di chi (per ora) sta peggio di loro. In logica si chiama sillogismo, e va saputo fare, basta poco a voi che avete gli strumenti, ma dovete sapere che quello che dite in proposito viene puntualmente travisato dalla maggioranza. Dovremmo rigirare la stessa osservazione su noi stessi. Penso a noi italiani e alla caccia agli untori. Prima le streghe erano i cinesi, poi i lombardi, alla fine quelli del paese vicino. Le persone come voi e noi e quelli che ci ascoltano e coi quali interagiamo dovrebbero assumersi la responsabilità di colmare questo vuoto mediatico assurdo, un deficit tutto italiano, paese al quale mancano intellettuali e filosofi che insegnino alla massa ad usare le parole nel modo migliore per imparare a parlare e quindi, retroattivamente, a pensare. Il pullulare di bufale, di odiatori, di additatori, di cacciatori di streghe, deriva essenzialmente dallo stato brado in cui versano i pensieri della gente, pensieri che si manifestano come emozioni e impulsi distruttivi. Queste emozioni vanno addomesticate, imbrigliate, pacificate. E per farlo c’è bisogno di vestirle di (giuste) parole. Non possono essere solo virologi ed epidemiologi a parlare alla gente. C’è bisogno di filosofi, pensatori ed intellettuali; persone capaci di tradurre la pancia della gente in linguaggio logico e razionale. Ci vuole dialettica e raziocinio. Il nostro compito di piccoli pensatori deve essere quello – non solo – di confortare spiegando – ma anche – di stimolare un pensiero lucido per un atteggiamento equilibrato di fronte agli eventi. Io credo che uniti possiamo farcela. La nave che affonda ha bisogno di comandanti, il compito dei quali non è tanto dare ordini quanto piuttosto tenere l’ordine, ed impedire cosí che il panico e la rabbia dominino sulle altre emozioni buone. Per questo, appunto, bisogna corredare di parole le emozioni buone della gente e corroborarle perché si impongano su quelle cattive mettendole in un angolo. La viltà e la rabbia ci isolano e mettono i membri dell’equipaggio uno contro l’altro. Compito dei capitani è far crescere tolleranza, solidarietà, compartecipazione e spirito di fratellanza. Perché siamo tutti sulla stessa barca e basta il gesto isolato di un singolo squilibrato per farla affondare.

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