Leggerò l’ultimo libro della Nussbaum?

Non so se leggerò l’ultimo libro della Nussbaum. Non so se ho voglia di leggere un autore vivo. Forse non ancora, forse non più.

Si legge nella descrizione in inglese che l’idea di “cittadino del mondo” nasce dal cinico Diogene (proprio quello di Lubrano) che alla domanda “chi sei, da dove vieni?” rispose “sono un cittadino del mondo, un essere generato”. A me fa venire a mente un’altra serie di risposte “filosofiche” alla stessa domanda. Tra queste mi piace ricordare quella della prima volta in cui si è sentita pronunciare la parola “FILOSOFIA”. Fu proprio alla stessa domanda rivolta a Diogene che Pitagora rispose allo straniero che glielo aveva chiesto: “Siamo filo-sofi”. Forse P. avrebbe potuto rispondere “Siamo Greci”. Oppure P. non ha inteso dire che erano “amici della sapienza” ma piuttosto “amici dei Sapienti”. Come a dire che pur non essendo all’altezza dei Sapienti (soprattutto quelli dell’Età del Bronzo, prima ancora che i famosi 7 Sapienti del VII secolo) si occupavano anch’essi di Sapienza.
Io voglio leggercela tutta questa sottile sapiente umiltà nelle parole di Pitagora. Conoscendolo, mi pare proprio che questa debba essere stata una risposta umile come un “servus” tedesco o un “ciao” veneziano.
Rileggendo ora l’affermazione di Diogene, ci accorgiamo che rispondere “cittadino del mondo” a uno sconosciuto che ti si presenta e ti chiede “chi sei”, è un’estremo gesto di apertura nell’incontro. Questa risposta “cinica” dice essenzialmente che “da dovunque tu venga e chiunque tu sia io sono dei tuoi e tu sei dei miei”, “io sono uguale a te”. Ad una ulteriore rilettura analitica si capisce che l’uguaglianza a sua volta è la “coappartenenza allo stesso pianeta”. Legge molto bene la questione Nussbaum nel suo ultimo libro, imbarcando sull’arca dell’ideale anche altri animali e vegetali. Per come la vedo io, anche lei come gli altri, ha lasciato fuori minerali, pietre, acqua, atmosfera, aria, energia, luce, fuoco.
Per l’autrice, il Pensiero suggerisce che la personalità morale è completa, e completamente bella, senza alcun aiuto esterno, mentre la Materia insiste che le esigenze fondamentali devono essere soddisfatte se si vuole che le persone realizzino pienamente la loro dignità intrinseca.
Poi si chiede cose molto attuali, forse troppo. La filosofia si lacera se resta ingarbugliata nelle anguste stanze del Presente. Parla della rovina delle menti, attraverso la diffusione globale del desiderio materiale che schiaccia lo spirito; le minori opportunità sociali delle persone con disabilità fisiche e cognitive (o sarebbe meglio dire “soccombenti nelle dialettiche psichiatrocratiche”); le convinzioni contrastanti di una società pluralistica e la sfida della migrazione di massa e dei richiedenti asilo. Si chiede Nussbaum rivolgendosi essenzialmente “ai suoi”, agli “americani” : quali principi politici dovremmo sostenere? Nussbaum in fin dei conti rivela la sola unica ricetta originale ed originaria.
L’Uomo è soltanto una formazione estemporanea di componenti il corpo celeste chiamato TERRA. Tutto il Pensiero torna su se stesso, alla riscoperta di questa Verità Primordiale, in un’azione che Heidegger ha chiamato Pensiero Rammemorante, e che oggi, con Hitler abbondantemente alle spalle e storicizzato, potremmo chiamare Pensiero Dimentico.
Un Pensiero che si spoglia di tutto quanto gli è accaduto da quando cominciò a dimenticarsi di questa Verità Originaria. ΓΗ

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