San Liborio e Aristotele IL DRUIDO E IL FILOSOFO

WALTER LESZL, LIBORIO AULERCO CENOMANE, ARISTOTELE STAGIRITA, OMERO TIRRENO.

Lavorare a Marciana è come lavorare a Siena. Dopo un po’ senti di essere in una contrada. Quando il Santo (Liborio, davanti al Museo) si manifesta sotto forma di rondine, che lui sa, il migratore, lui ha MEMORIA.
Noi umani, che Heidegger ci chiamava Mortali, e i Greci ci chiamavano Polis dello Zoon, che vuol dire lo stesso: La Molteplicità del Mortale. Sulla sponda opposta rispetto all’unicità del Divino. L’altro giorno rivedevo una conferenza di Galimberti dove dice che il Divino (e anche ciascun Dio, nessuno escluso, aggiungo) è triste perché è solo. Dio (forse G. intendeva i ΘΕΟΙ, i Divini, non so, verificherò) era Μονακό o Μοναχος, secondo Aristotele (andrò a ricercare, si torna sempre volentieri in Aristotele. Sta cosa del Dio Monaco magari la dirà nella Metafisica, ho il sospetto, che i filosofi sono fissati con questo testo, oppure con Le Politiche e le Etiche. Invece, da vecchio ho scoperto quanto erano affascinanti la Fisica, il De Coelo, Anima, Generazioni di animali, piante, e della vita in genere, dove Aristotele è semplicemente splendido. Ci ho messo vent’anni a capire perché il mio professore di Filosofia Antica all’Università di Pisa, prima che cadesse il muro di Berlino, in quell’autunno del 1989, all’esame monografico su Aristotele mi dette un Ventisette che mi rimase sul gozzo. Avrebbe dovuto sbattermi fuori a calci, perché io di Aristotele ci avevo davvero capito meno di un cazzo. Ho riletto alcuni appunti e i dattiloscritti che lui chiamava “dispense”, come tutti a quei tempi, che ci consegnava a mano fotocapiati e rilegati. Io avevo davanti un uomo che amava i Greci e non sapevo neanche riconoscerlo. Quando si è giovani si fa presto a misconoscere chi conta davvero, chi viaggia con l’anima.
Ma la vita è birbante, come dice l’Iliade, i Divini amano andare in giro per le città fingendosi Mortali Stranieri. Questo ci insegna molto, come quasi ogni singola frase di Omero o Virgilio fa. Ci dice che chi è inferiore, diverso, strano, lontano, buffo, ridicolo, pazzo, miserabile, – in una parola – Straniero; non va trattato male perché potrebbe non far parte della schiera dei Mortali. Questa cosa piacque molto anche a Gesù che la riadattò alla sua cultura. Ma quella frase attribuita a Gesù parla di Prossimo tuo, invece, per rendere meglio la sua potenza andava tramandata e tradotta con “Chi ti trovi davanti”, “l’estraneo che ti si presenta”, insomma, Lo Straniero di Omero è perfetto come tradizione, il Prossimo di Gesù lo tradurrei in modo post-levinassiano, con “Una persona che incontri”.

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