DER SPIEGEL
Domenica, 12 Aprile 2026
ORAMAI SOLTANTO DUE DÈI CI POSSONO SALVARE
Di Eva Monasterium
Nelle stanze ovattate del pensiero mitteleuropeo si aggira uno spettro che minaccia di scardinare duemilacinquecento anni di rassicurante monismo. Angelo Mazzei, pensatore irregolare e implacabile decostruttore delle fondamenta ontologiche dell’Occidente, ci riceve per delineare una cosmogonia che non lascia scampo alla pacificazione astratta. Tra le righe del suo discorso, l’eco del solco primigenio di Roma si fonde con la psicoanalisi e l’esistenzialismo, restituendoci un universo ferito, vitale e insanabilmente scisso.
EVA MONASTERIUM
Herr Mazzei, l’intera architettura teologica e filosofica dell’Occidente, fin dai testi dell’Ermetismo alessandrino, sembra riposare su un assioma consolatorio: l’Uno che è il Tutto. Ermete Trismegisto descrive un creatore che racchiude ogni cosa prima ancora di generarla. Eppure, lei rintraccia in questa quiete suprema una lacuna insopportabile.
ANGELO MAZZEI
Il limite dell’Ermetismo, e di gran parte del neoplatonismo che ne è seguito, risiede proprio nell’incapacità di pensare fino in fondo la ferita dell’essere. Ci devono essere due Nous, due menti originarie. In un negativo dialettico si riversa il primo per poter creare il Tutto, che è contemporaneamente Egli Stesso e il Contrario di Tutto. L’infinito non può dirsi veramente tale se non attraversa la propria negazione assoluta.
EVA MONASTERIUM
Dunque lei destituisce l’Uno dalla sua solitaria sovranità. La creazione non è un quieto raggio di luce che emana nel vuoto, né un demiurgo che plasma passivamente la materia.
ANGELO MAZZEI
Esattamente. La Diade è originaria, altrimenti il principio non sarebbe Tutto, ma Nulla e basta. Un Uno senza alterità evapora nell’indeterminazione più assoluta. Non vi è una scissione successiva dell’Uno che crea il Reale a seguito di una caduta o di un errore cosmico, ma una Origine Duale fin dal principio. In questo modo, se mi concede l’ironia della provocazione, potremmo anche permetterci di essere gender politically correct fin dalle fondamenta teologiche. L’origine è intrinsecamente paritaria e relazionale.
EVA MONASTERIUM
Questo ci porta inesorabilmente alla terra, al fango e al sangue della storia. Lei evoca spesso un’immagine agricola, antichissima, incastonata nella lingua latina. In che modo il vocabolario rurale di Roma antica svela questa metafisica della Diade?
ANGELO MAZZEI
Basta sostare sull’etimologia per scorgere l’abisso. Σύζυγος, κυβέρνηση, urvum, urbs. La sizigia greca, le forze opposte congiunte sotto il medesimo giogo, si incarna nel toro e nella vacca che tirano l’aratro della fondazione. Il governo, la kybernesis, è l’atto di reggere il timone, che sulla terra diventa l’urvum, l’impugnatura curva dell’aratro romano. È piegando la vastità informe della natura attraverso il solco primigenio che nasce l’Urbs, la città. La civiltà sorge come governo materiale di una diade in tensione.
EVA MONASTERIUM
Eppure, la forma della città, l’abitare stesso dell’uomo, sembra aspirare alla stabilità, alla quadratura. Heidegger parla del Geviert, il gioco di specchi tra cielo, terra, divini e mortali. Jung vede nel quaternario il simbolo del Sé pacificato. Come si concilia il due lacerante con la maestà del quattro, con le vie del Quadrivium?
ANGELO MAZZEI
Si concilia nel dramma. Il dionisiaco è costitutivo. Esso è la vera Diade Originaria, affine assai più allo smembramento di Zagreus che all’armonia di Apollo. Quell’essenza dialettica di cui le parlavo è una lama. Il rapporto stesso tra il fuori e il dentro le mura è ciò che costò la vita a Remo. Remo è l’Homo Sacer agambeniano opposto al Cives: è la nuda vita abbattuta per sancire il confine. Tutto è Due e Due è Tutto, e se due più due fa quattro, il quadrato perfetto non è la cancellazione del conflitto, ma la sua monumentale architettura tragica.
EVA MONASTERIUM
Un doppio vincolo che ricorda le derive più radicali della decostruzione. La Mente del mondo sembra condannata a non coincidere mai con se stessa.
ANGELO MAZZEI
Ça fait la différance. Ci muoviamo in un cosmo popolato dall’Anima e dall’Animus Mundi, per dirla con Hillman. In questa danza politeistica, la verità del Nous è puramente schizofrenica, un double bind in cui l’intelletto, per poter essere se stesso, è costretto ad alienarsi, a corrompersi, a frammentarsi in ciò che non è. La metafisica della presenza evapora di fronte a questa faglia originaria.
EVA MONASTERIUM
Se la radice di ogni cosa è l’alterità, se il Tutto è spaccato a metà fin dall’alba dei tempi, che ne è della verità? Come può darsi la comprensione tra gli esseri umani se il fondamento è lo scarto e la differenza?
ANGELO MAZZEI
La verità del messaggio passa solo a patto di restare sotto il limite. Come insegna Hegel, vi è una distinzione cruciale tra il limite da superare e il confine che ci costituisce. L’essenza della comunicazione è subliminale, è una continua, inesauribile relazione di ineffabilità. Abbiamo sempre creduto che esistessero prima i soggetti e poi, in un secondo momento, il loro incontro. È un abbaglio. La Relazione non viene dopo i relati; sono essi che scaturiscono ed esistono solamente all’interno di essa. I soggetti sono epifenomeni del legame che li precede e li squarcia. Tutto, inesorabilmente e magnificamente, è Diade.
