di E. Monasterium
ANGELO MAZZEI LANCIA “I SORCI VERDI”: NASCE L’ITALIAN THRIP
Un nuovo esperimento musicale prende forma con “I sorci verdi”, album di Angelo Mazzei che inaugura un genere definito dall’autore stesso: Italian Thrip. L’acronimo unisce trap, hard rock e indie pop, dando vita a una proposta ibrida, personale e difficilmente classificabile.
L’album si apre con “Il nome della cosa”, un brano che si muove tra filosofia del linguaggio e quotidianità. Il racconto di una cucina improvvisata diventa metafora: ogni creazione sfugge al nome, e il nome stesso viene messo in discussione come limite, come “prigione” che definisce e allo stesso tempo restringe.
Segue “Piccolo Diavolo”, una canzone d’amore che richiama implicitamente la dialettica tra opposti: attrazione e repulsione, bene e male. Un equilibrio dinamico che riecheggia la visione di Empedocle, dove forze contrarie regolano il mondo. Il titolo ammicca anche all’immaginario cinematografico italiano.
Con “I Sorci verdi Dio” il progetto entra in una dimensione più ironica e simbolica, giocando su espressioni e stratificazioni di senso che mescolano cultura popolare e tensione metafisica.
“Ma pioverà (v. 2026)” riprende materiali poetici precedenti dell’autore, rielaborandoli in chiave musicale. Il brano sviluppa immagini intime e liriche: la pioggia, il silenzio, la difficoltà del linguaggio nei rapporti umani.
“Lo stesso sole” si distingue per un respiro più ampio e visionario: suggestioni ambientaliste ed evocazioni antiche si intrecciano in uno scenario che richiama il Mediterraneo arcaico e il Vicino Oriente.
Con “Col dito nel naso” Mazzei introduce una dimensione simbolica e al tempo stesso provocatoria: il riferimento è ad Arpocrate, figura del sincretismo ellenistico-egizio, riletto con ironia contemporanea.
“Letto di Coppedè (v. 2026)” rappresenta invece un omaggio alla memoria storica e culturale dell’Isola d’Elba. Il racconto ruota attorno a un oggetto — un letto progettato da Coppedè — che diventa testimone di passaggi generazionali e vicende intellettuali.
Con “Le onde (scivolano sul mare)” emerge una dimensione più intima e familiare: il brano nasce da un’esperienza condivisa molti anni fa e viene qui riproposto in una nuova veste sonora.
“Che giullare il destino” introduce una riflessione esistenziale: il destino come forza ironica e inevitabile, in dialogo con una visione dell’uomo come essere finito, segnato dal tempo e dalla propria fine.
Chiude l’album “Nella stessa stanza”, ispirato a un’esperienza teatrale legata al mito del ratto di Proserpina. Il brano riflette sul fraintendimento moderno delle figure mitologiche: Ade viene spesso assimilato al diavolo cristiano, evidenziando il peso di duemila anni di cultura monoteistica su immaginari molto più antichi.
“I sorci verdi” nasce da testi poetici scritti negli anni e inizialmente musicati in forma essenziale. Oggi, grazie all’uso di strumenti di produzione basati su intelligenza artificiale, quei materiali trovano una nuova forma, più strutturata e accessibile.
L’ascolto è disponibile online: l’autore invita il pubblico a confrontarsi liberamente con i brani e a interrogarsi sui significati, anche nei dettagli linguistici.
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