Pietro dell’Elba – 1583-84

Trovare un tal Pedro de Elba, di cittadinanza probabilmente genovese, in un testamento in Perù di sedicesimo secolo, è stato straordinario.

Anche se il soggetto, erede di Benito Sanchez, risulta come questi provenire dalla Riviera Ligure (Ribera de Génova), dato il non uso dei cognomi all’Elba, che cominciò proprio in quegli anni, un signore registrato come Pietro dell’Elba lascia pochi dubbi sulla sua origine.

Scrive Amelia Almorza Hidalgo, in El fracaso de la emigración genovesa en el virreinato del Perú, 1580-1640

I canali amministrativi e le reti informali che resero possibile il viaggio atlantico funzionarono anche nel tragitto inverso per la spedizione dei beni ereditari dei defunti. Con l’obiettivo che i beni che l’emigrante aveva riunito alla fine della sua vita potessero arrivare fino ai suoi luoghi di origine nella Riviera di Genova, questi firmarono testamenti nominando come esecutori testamentari le persone di maggiore fiducia che potessero garantire la loro spedizione, o perfino consegnarli personalmente. Per questo motivo, quasi tutti gli esecutori testamentari furono genovesi, o altri mercanti che si trovavano con il defunto al momento della sua morte. Quando gli esecutori non potevano viaggiare personalmente a Genova, consegnavano i beni ad altri genovesi, mercanti o religiosi, in una catena complessa che molte volte non funzionava. Questo trasferimento dei lasciti testamentari si faceva in base alla fiducia, ma anche con contratti che si firmavano davanti a un notaio. Così, Juan Gotucio, che si ammalò e morì nel tragitto verso la Nuova Spagna, nominò come esecutore un religioso che lo accompagnava nel viaggio. Questi consegnò i suoi beni davanti a un notaio a un genovese stabilito a Cadice, che aveva in programma un viaggio a Genova. La circolazione di questi intermediari nel viaggio di ritorno dalla colonia fino a Genova, e le reti di fiducia sviluppate tra emigranti e gente di mare, permise l’invio delle eredità dal Perù.
I pochi genovesi che vi si stabilirono e la necessità di utilizzare esecutori testamentari della propria nazione fa sì che nei testamenti conservati compaiano occasionalmente riferimenti incrociati, nel tentativo che qualcuno di loro potesse finalmente portare le eredità di tutti gli altri defunti. Questi casi dimostrano che alcuni gruppi stabilitisi crearono legami di mutuo soccorso, soprattutto per l’invio di beni a Genova. Così, nel caso di Alejandro Mediana, quando si ammalò fu curato dal suo amico ed esecutore testamentario Benito Sánchez, mercante di cordovani con il quale aveva diversi affari. Nel suo testamento, gli affida tutti i suoi beni, affinché li porti personalmente a Genova. Però, 5 anni dopo, anche quest’ultimo muore e dichiara che non aveva potuto viaggiare, motivo per cui lascia i suoi beni affidati, insieme a quello del suo amico, all’altrettanto genovese Pedro de Elba, che sembra essere in procinto di partire. Tuttavia, diversi anni dopo, quando interviene il Giudice dei Defunti, le eredità si trovavano ancora a Cuzco. La catena di spedizione informale dei beni spesso si complicava e non funzionava. Quando questo si verificava, o c’era una morte accidentale, agiva il Tribunale dei Beni dei Defunti (Juzgado de Bienes de Difuntos) dalla capitale di Lima. Il suo compito era verificare che avvenisse la spedizione dei beni ai legittimi eredi. In realtà, la maggior parte dei casi raccolti dal tribunale sono il prodotto della negligenza degli esecutori, che non inviavano l’eredità a Genova secondo quella che era la volontà del defunto e vi erano indizi che si fossero appropriati dell’eredità. Nonostante ciò, a causa di quanto il processo gravasse sull’eredità, alcuni specificarono nei loro testamenti il rifiuto assoluto che i loro beni subissero l’intervento di questo tribunale.

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