L’Elba al Centro del Mondo, da Giasone a Cosimo I e Napoleone
di Angelo Mazzei
Per comprendere l’Isola d’Elba non basta osservarne le coste: bisogna ascoltare il respiro della storia attraverso la filosofia di Giambattista Vico. Siamo di fronte a corsi e ricorsi storici, onde temporali che si infrangono, si ritirano e ritornano con potenza millenaria. Quello che vi raccontiamo non è solo la storia di un porto, ma di un asse geopolitico che unisce il Tirreno al Mar Nero, e di come un Granduca del Rinascimento abbia saputo riannodare i fili di un passato glorioso.
Il Filo Rosso: Dall’Elba alla Colchide
Esiste una “rotta del mito” che attraversa i millenni. L’Elba non è un’isola isolata, ma l’estremo occidentale di un filo che porta fino all’odierna Georgia. È la rotta degli Argonauti: da Aithalìa (l’Elba dai fumi scintillanti delle fornaci) alla Colchide di Giasone e del messaggero Aithalides (nomen omen). È una connessione sancita dai grandi commentatori antichi: Servio Onorato, annotando Virgilio, ci ricorda che c’era chi identificava l’Elba addirittura con la patria di Ulisse: Ilvam Ithacam dicta volunt.
E ancora, il mito ci sussurra che Dardano, fondatore della città di Dardana sullo stretto dei Dardanelli, fosse un eroe di queste terre. L’Elba, dunque, era già nel mito una madre di civiltà, un nodo strategico capace di proiettare influenza fino alle porte dell’Asia.
Il ricorso Antico: La Difesa dell’Etruria
Questa centralità non era solo leggenda. Nel VI e V secolo a.C., l’Elba era il cuore industriale e strategico dell’Etruria. Quando le minacce arrivarono da Oriente (gli Ioni di Focea) e da Sud (i Corinzi di Siracusa), l’intera federazione etrusca, guidata da condottieri come Lars e Velthur Spurinna, si mobilitò per difendere l’isola.
Il porto naturale dell’odierna Portoferraio era talmente celebre che Apollonio di Rodi, scrivendo dalla lontana Alessandria d’Egitto nel 280 a.C., lo cantò come Argoo Limen (Porto Argo). Una grandezza confermata secoli dopo dai romani, che nelle sue piane stabilirono – in eredità dagli etruschi – Fabricia (residuo mitico della storica Fabricha Ferraria), centro nevralgico del ferro e del potere.
L’Oscuramento Medievale: Granito, Vino e Paura
Poi, il ciclo si interruppe. Nel Medioevo, la Repubblica di Pisa, pur dominando il Tirreno nell’XI secolo, non seppe o non volle cogliere l’eredità di Porto Argo. Ignorando le rovine della mitica Fabricia, i pisani lasciarono che il porto naturale più sicuro del Mediterraneo rimanesse inerte.
Stretti tra la minaccia dei Saraceni provenienti dall’Iberia e la feroce rivalità con Genova, i dominatori medievali restarono arroccati sulle alture nei borghi montani: Marciana, Poggio, San Piero e Sant’Ilario in Campo, Montemarsale, Grassera, Rio, Capoliveri e Pedemonte. L’Elba si trasformò: da centro del mondo a isola di sopravvivenza, fatta di “granito, vino, duro lavoro e fame”, terra di esilio per criminali mandati al confino, con le spalle voltate al mare per terrore delle incursioni.
Il Ricorso Storico: Cosimo I ri-fonda il Mito
Il “ricorso” vichiano, il ritorno della grandezza, avviene a metà del XVI secolo. Cosimo I de’ Medici non si limita a costruire: egli ri-fonda. La sua Cosmopoli non nasce sul nulla, ma sorge consapevolmente sulle rovine di Porto Argo.
Cosimo, che portò il titolo di Magnus Dux Etruriae (e non di semplice Duca di Toscana), comprese ciò che Pisa aveva dimenticato: per essere una potenza, bisogna dominare il mare, non nascondersi sulle montagne.
L’Arsenale delle Galeazze: La Macchina da Guerra
Qui si inserisce l’importante lavoro di ricerca di Marcello Camici, che in una trilogia di articoli ha ricostruito la storia dell’edificio simbolo di questa rinascita: l’Arsenale delle Galeazze.
Parte 1: La Visione (1548-1561): Cosimo vuole emulare Venezia. Non gli bastano le mura; vuole una flotta. Le “Galeazze” erano la risposta tecnologica ai nuovi pericoli dell’Egeo (Turchi e Barbareschi): navi possenti, capaci di affrontare il mare aperto e la guerra d’artiglieria.
Parte 2: L’Ingegneria (1561-1575): Camici documenta la costruzione dell’Arsenale tra la Porta di Mare e il Bastione del Maggiore. I dettagli tecnici rivelano l’urgenza bellica: i grandi “stanzoni” avevano muraglie frontali sottili, progettate per essere abbattute rapidamente al momento del varo e subito ricostruite. Cosmopoli non era un rifugio statico, ma una fabbrica di guerra attiva.
Parte 3: L’Eredità: Oggi, quegli spazi hanno cambiato funzione, diventando mercati o magazzini, talvolta segnati dal tempo. Ma le loro pietre sono ancora lì a testimoniare il momento in cui l’Elba tornò a guardare negli occhi le potenze continentali.
Chiunque visiti oggi Portoferraio non sta camminando solo in una cittadina portuale italiana. Sta calpestando il palcoscenico di una storia ciclica. Dall’oro della Colchide al ferro degli Etruschi, fino ai cannoni dei Medici e dei Francesi, questo luogo è la dimostrazione che la geografia è destino. Cosimo I, riallacciando il filo spezzato nel Medioevo, restituì all’Elba il suo ruolo di protagonista: non più scoglio di esilio, ma prua d’Europa puntata verso Oriente.
