Elba, isola dei menhir

di Paolo Nannini alias “Opaxir”

Nota dell’autore: questo scritto è il primo contributo all’interno del “Progetto Mnemolitica” inteso a stimolare la ricerca archeologica e la valorizzazione dei monumenti megalitici dell’Isola d’Elba e oltre…

Molti di voi certamente sapranno, almeno per sentito dire, dei Sassi Ritti, noto sito megalitico alle porte di San Piero, o dei due giganteschi megaliti gemelli che fanno la guardia (da testimoni) sulla sommità del Monte Cocchero, dall’altra parte  del Monumento fra Lacona e Marina di Campo, ma… questi esempi sono, per usare una metafora abusata ma sempre efficace, solo la punta di un iceberg!

Chi sono io per un’ affermazione del genere? Posso definirmi un cultore della preistoria, geografo e fotografo, camminatore curioso per i sentieri dell’Elba e non solo e che di fronte a certe meraviglie non resta indifferente ma cerca di capire, di trovare spiegazioni anche perché, e qui cito Maurizio Harari che ha colto nel segno ” … è troppo, troppo divertente arzigogolare soluzioni agli enigmi” !!!

Ebbene vi parlerò qui solo di due casi fra gli innumerevoli UFO archeologici di puro granito incontrati nelle mie passeggiate elbane sulle pendici del Capanne. In entrambe le occasioni il mio mentore, il mio Virgilio è stato un carissimo amico che a differenza di me è elbano da generazioni, da generazioni di scalpellini del granito, particolare importante! Profondo  conoscitore ed estimatore del territorio  dell’isola fin nei suoi anfratti più reconditi come pure della sua storia affascinante e ricca di sorprese, ovvero delle sue, nostre radici. Conto di continuare i nostri giri con lui finché ci reggono le gambe!

1) Su una scoscesa della Valle d’inferno fra coti di granito fessurate e macchie di lentisco, di mirto e spinose varie, fuori da ogni sentiero, sta lì adagiato da tempo immemore un monolite a sezione quadrata affusolato sulla cima rivolta verso valle, quasi in bilico sull’affioramento granitico ma da esso ben distinto staccato e spezzato evidentemente in due tronconi: quello a monte è come radicato sulla terra scura che ne nasconde la base. Uno spigolo superiore del monolite smussato per un lungo tratto, come da un colpo di pialla di un gigante! “Non può essere naturale” mi dice il mio accompagnatore “lo hanno visto dei vecchi scalpellini che ho portato fin qua… È cavato e lavorato!” Come dargli torto! Lo misuriamo:  sezione quadrata di 1.25 x 1.25m alla base e al centro poi rastremato verso la cima. Spezzato in due tronconi quello apicale più a valle lungo ben 6.75m l’altro a monte con la base ancora interrata e coperta da altre pietre di almeno 4.50! quindi sommando arriviamo alla bellezza di 11.25m con un peso stimato intorno alle 35 ton !!!

Il fatto che si trovi su un pendio piuttosto accentuato senza segni di terrazzamenti ed insieme ad altri megaliti che hanno tutta l’aria di essere, come il nostro, altri menhir ci fa pensare di essere capitati nel mezzo di una cava preistorica di menhir che poi erano portati da qualche altra parte per erigerli. Però il fatto che sia spezzato in due con i pezzi abbastanza distanti (circa 4m) parrebbe dovuto ad una caduta sul posto… Il menhir più alto, delle centinaia che troviamo in Sardegna, quello di Monte Corru Tundo, non arriva ai 6m ed è ancora in piedi! Quello più alto in Europa sta in Bretagna il Menhir de Kerloas, in granito, 9.5m fuori terra più 2m circa di interrato, siamo quindi sulle medesime dimensioni, e lo stesso in granito, del nostro!

I Menhir… Monoliti colonnari di varia foggia e dimensioni eretti a segnalare luoghi sacri, sepolture, riferimento di luoghi, forse confini e financo calendari solari. Enigmatica espressione di genti antichissime a partire da almeno 11.000 anni fa alla fine dell’ultima glaciazione quando i nostri antenati, prima ancora della nascita dei primi villaggi di agricoltori erano dei cacciatori – raccoglitori seminomadi. A testimonianza lo straordinario sito di Gobekli Tepe con menhir  T scolpiti con figure di animali, alti 5.5m, pesanti tonnellate e datati, i più antichi, intorno al 9500 a.C.

2) Sempre con il mio amico, questa volta su un sentiero poco battuto a monte di Seccheto, conteso dalla macchia che non si arrende mai… questa è la vita vegetale! Ad un certo punto ci troviamo davanti ad un lastrone appuntito e spezzato proprio in mezzo al sentiero, una sorta di gigantesca punta di freccia granitica! Osservando bene i margini arriviamo alla conclusione che quello dritto è troppo regolare per essere una frattura naturale e a conferma si vedono sullo spessore chiari segni di lavorazione. Passiamo poi ad osservare lo stacco del frammento triangolare alla base e notiamo subito una stretta fessura rettangolare sul bordo di stacco di circa 30cm. Taglio poi non portato a termine!

Forse abbiamo trovato “la pistola fumante” che avvalora l’ipotesi che certi megaliti appuntiti, e ne abbiamo visti tanti, siano davvero menhir !!! Nelle due foto che vedete di questo colosso incompiuto di ben 4m si capisce bene il processo di lavorazione:

1) Partivano da una cote granitica sfogliata naturalmente da processi erosivi, quindi lastroni di vario spessore staccati già dal substrato e con dei margini arrotondati dall’erosione. 2) Affettavano un margine con un taglio dritto staccando il pezzo dal lastrone. 3) rifinivano il menhir con un altro taglio parallelo al primo ed era fatta, la punta se la trovavano già…

Concludo con un sentito appello agli archeologi: venite all’Isola d’Elba per aiutarci a comprendere queste incredibili pagine della storia del genere umano !

 

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Paolo Nannini alias “Opaxir”
Castiglione della Pescaia, 12 gennaio 2026

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