I nobili etruschi a Portoferraio
Castiglione di San Martino, nel territorio di Portoferraio, è stato a lungo frainteso come una “fortezza d’altura” etrusca.



In realtà, l’esame della struttura e della posizione mostra un quadro completamente diverso: il complesso non domina il mare né gode di alcuna visibilità strategica; sorge su una collina modesta, priva di caratteristiche difensive naturali, e ciò esclude ogni funzione militare. Gli scavi diretti da Orlanda Pancrazzi hanno documentato un edificio imponente, lungo circa 45 metri e largo 25, con pianta leggermente trapezoidale. La sua articolazione in tre settori principali rimanda chiaramente al modello della domus italica tripartita, con spazi distinti per la rappresentanza, l’amministrazione domestica e le attività residenziali o produttive. Il confronto con il palazzo degli Spurinna-Corona a Monte Castello di Procchio conferma questa interpretazione: anche lì troviamo un grande impianto residenziale su un’altura non strategica, organizzato secondo criteri che riflettono un potere locale di stampo aristocratico più che esigenze belliche. I reperti rinvenuti da Pancrazzi – ceramiche attiche, etrusche, massaliote, oltre a anfore e ceramiche da mensa di alta qualità – delineano un ambiente sociale economicamente elevato, inserito in reti commerciali ampie e vivaci. La scarsità di materiali bellici e la prevalenza di oggetti di uso domestico rafforzano ulteriormente l’interpretazione del sito come residenza aristocratica piuttosto che come presidio militare. La sequenza cronologica documentata dagli scavi colloca l’impianto originario nel V secolo a.C., con una fase di distruzione tra il 280 e il 260 a.C. e una successiva ricostruzione che prosegue fino al II secolo. Questi dati sono pienamente compatibili con le dinamiche interne del mondo etrusco e con le pressioni romane nel Tirreno, senza necessariamente implicare funzioni difensive dirette. Alla luce di tutto ciò, Castiglione di San Martino va riconosciuto come un palazzo aristocratico etrusco-italico, una domus monumentale destinata alla gestione del territorio, alla rappresentanza e alla vita residenziale di una gens locale di rango elevato. Questo implica una revisione più ampia della storia dell’Elba preromana, che non appare più come un semplice avamposto minerario o militare, ma come un’isola abitata da élite strutturate, capaci di costruire residenze imponenti e di inserirsi attivamente nei corridoi culturali e commerciali del Mediterraneo tirrenico. Castiglione di San Martino, reinterpretato correttamente, diventa così una delle testimonianze più importanti dell’architettura residenziale e del potere locale nell’Elba antica.



