MI(S)TICI PELASGI

A questo punto mi chiedo come si possa parlare spudoramente di minoici, come se si trattasse veramente di un popolo, senza che nessuno storca il naso. Parlare di pelasgi, popolo ampiamente attestato in lungo e largo in tutta la letteratura greca di ogni genere, è tacitamente sconsigliato, a patto, – almeno cosí sembrano suggerire le ricorrenze nei testi italiani contemporanei, – di porvi davanti un bel (e dico: “bel”) “mitici”.

Sí, proprio “mitici”, come il mitico Ulisse, il mitico Adriano, il mitico Pelé. Cioé, personaggi che definiamo “mitici” per esaltare la loro storica grandezza.

Ma in un libro di storia, filosofia o archeologia, questo humour va chiarito bene, altrimenti il lettore finisce per pensare che chi scrive non sappia nulla né del fatto che i minoici sono un termine coniato da Arthur Evans intorno al 1903, a causa del suo ignorare a quale popolo (eteocretesi o pelasgi, o ecc.) attribuire il linguaggio lineare a.
Mentre i pelasgi sono un etnonimo ampiamente attestato in greco (ΠΕΛΑΣΓΌΙ), tutt’altro che “mitico” (qualunque cosa ‘mitico’ qui desideri significare), oltre che forse attestabile in un termine del lineare b miceneo (nota 1), in egizio (pwrꜣsꜣtj), accadico (𒆳𒉿𒇷𒄑𒋫 :Pilistu) e 𒆳𒉺𒆷𒀾𒋫 :Palastu), ebraico (פְּלֶשֶׁת‎ :Pəléšet e Philistia), etrusco (Feleskenas) che a sua volta richiama i latini ‘Faliscus’ e
‘Falerii’ (da cippo dell’agro senese, ET AS 1.40) e Palestrina.

Mitici, in quanto creati ad hoc proprio a partire dal mito del Re Minosse, sono semmai i cosiddetti “minoici”. Per i pelasgi, se proprio vogliamo ironicamente sprecare un aggettivo, diremmo “mistici”, col sorriso sulle labbra.

nota lineare b:

  1. pe-ra-ko [ TH Fq (2) 257.4 (305)], pe-re-ke-u [PY Cn 1287.5 (H 31)], pe-re-ke-we [PY Ae 574 (Cii); 765 (H 1); TH Oh 208.1; MY Oe 130 (56)], pe-re-ko [KN Ag 88 (“124″a) e KN Xe 544.a (103)], pe-re-ku [PY Va 15.2] e pe-re-ku-ta [PY An 172.2 (S172-H 1) ].

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